La bagatta















La Bagatta è un dispositivo fondato sull’integrazione tra immagine, gioco e partecipazione collettiva. Collocato sulla soglia tra installazione e situazione, si presenta come una sorta di “bisca clandestina”, regolata da un sistema di gioco classico, basato sul lancio del dado. Ogni partecipante ha la possibilità di ottenere un’opera d’arte semplicemente partecipando alla bisca: l’esito favorevole nella combinazione di due lanci di dadi comporta l’assegnazione di una delle opere in mostra e la sua rimozione fisica dallo spazio espositivo. I simboli sui dadi – rondine, libro, soldi, luce, numero e vuoto – costituiscono un lessico essenziale che corrisponde alla numerazione delle opere in mostra: piccole immagini quadrate, in bianco e nero, incastonate in delle forme di schiuma poliuretanica espansa. Sembrano delle rocce calcaree leggerissime. Ogni partecipante lancia i dadi una prima volta per potersi autoassegnare uno dei premi. Tuttavia, è il secondo lancio quello decisivo: definisce il successo o il fallimento. La vittoria o la sconfitta.
La struttura di questo dispositivo mette in mostra la relazione emblematica che intercorre tra agon, la competizione, e alea, la fede cieca nel caso: una miscela in cui la competitività tra i partecipanti si trasforma completamente a contatto con la componente probabilistica che regola il funzionamento del gioco. Questa configurazione produce una tipica forma di equidistribuzione delle possibilità operative del singolo. Ogni gesto individuale genera effetti sistemici: sullo spazio e sulla relazione tra le opere e chi le fruisce. Il display espositivo, non più statico, diventa processo temporale scomposto. La configurazione iniziale dello spazio contiene in sé la propria disarticolazione e si realizza attraverso una sequenza di micro-eventi, fino a compiersi del tutto.
La Bagatta si riferisce al primo degli arcani maggiori dei tarocchi: il bagatto, colui che tiene banco con i suoi trucchi da strada. La Bagatta è “gioco della vita”, come scritto dagli artisti nel foglietto informativo. La Bagatta è in realtà una pantomima di alcune dinamiche della vita sociale e delle sue regole. E proprio come nel gioco della vita: c’è chi vince, chi perde, chi bara e persino chi non gioca.
Ed è l’azione ludica che ridefinisce le relazioni tra chi partecipa e ciò che viene messo in gioco. Il gioco mette in crisi tutte le logiche fondate su proprietà, controllo e permanenza. Portare il gioco nello spazio espositivo può farlo diventare – finalmente e ancora – uno spazio di negoziazione.
La Bagatta apre anche una riflessione importante sulle modalità di acquisizione delle opere d’arte. Richiede di affidarsi esclusivamente alla fortuna e non al potere del denaro e, contemporaneamente, domanda agli artisti di cedere le opere con una leggerezza liberale ancestrale. Non a caso, la pratica del gioco accompagna l’uomo fin dall’antichità ed è sempre stata connessa alle diverse forme del sacro; come si può comprendere analizzando lo stretto legame tra gioco e ritualità. In effetti, la “regola suprema” di ogni gioco – che ne alimenta la vitalità caotica – è proprio la necessità di affidarsi completamente al destino, alla provvidenza, al Mistero divino che regola le leggi della Natura, al di sopra di ogni altra forza in gioco.
A conclusione della bisca, le pareti dello spazio di Esposizione Sud Est conservano le tracce di ogni rimozione, mentre la memoria del gioco persiste nella coppia di dadi come oggetto scultoreo, reliquia di ciò che è stato, simbolo di un’idea perduta.