11 KILOMETERS OF DEEPNESS

«Il percorso del meraviglioso è dentro l’anima stessa dell’uomo prima ancora che negli itinerari secolari dell’arte e della scienza. Seguirlo da vicino significa occuparsi di una grande forza della mente che conosce e che crea. Ma soprattutto di una forza interna, primordiale, della capacità umana di stupirsi, di fare un salto di trasformazione sui dati della realtà obiettiva che ci circonda»
Adalgisa Lugli
Indagare la profondità, svolgerla come una pellicola, fotogramma dopo fotogramma. Avvicinarsi a forme apparentemente aliene, bizzarre, a volte spaventose, e lasciarsi guidare dalla meraviglia che suscitano. Perché, guardandole più da vicino, ciò che sembrava lontano può rivelarsi sorprendentemente vicino. Nulla è davvero alieno, dalla superficie di una goccia d’acqua fino alle profondità più recondite.
È proprio questo stupore a guidare la mostra di Cristina in cui attraverso i disegni trasportati in stampe e i video che diventano parte dello spazio ciò che sembra lontano diventa vicino. forse qui c’è una ripetizione, perchè già sopra si parlava di cose che sembrano lontane e diventano vicine.
E proprio come scrive Antonella Huber in Io mostro, la meraviglia, ovvero “ciò che coglie di sorpresa il nostro guardare”, si fa strumento di conoscenza, uno strumento anche caotico, ma necessario per avere accesso a una conoscenza che non distingue tra arte, scienza o magia e che può diventare «una chiave capace di poter penetrare i significati celati della realtà circostante»