Le parole che si intrecciano tra i ricordi i ricordi che si intrecciano tra le parole














Nella Villa Augustea di Somma Vesuviana la ricerca dell’artista Roberto Maria Lino si confronta con un luogo in cui la memoria è ancora materia di ricerca, interpretazione e confronto. A partire da domenica 11 ottobre, dalle ore 9:00, il sito archeologico accoglierà Le parole che si intrecciano tra i ricordi i ricordi che si intrecciano tra le parole, un progetto nato durante la residenza Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency e concepito per svilupparsi progressivamente all’interno dell’area archeologica, fino al 15 dicembre.
Il lavoro prende le mosse dalla trasmissione orale del racconto della Villa Augustea: nel passaggio da una persona all’altra, una storia può mantenere una struttura comune e, allo stesso tempo, perdere alcuni dettagli, acquisirne di nuovi, modificarne altri.
L’installazione è costituita da una serie di fasce tessili rettangolari, realizzate dall’artista attraverso materiali recuperati nel territorio campano. Alcune riportano le lettere che compongono il titolo dell’opera, mentre altre ne sono prive. Le lettere sono distribuite nello spazio senza seguire un ordine immediatamente riconoscibile. Per comprendere la frase occorre cercare, collegare, ricomporre, come accade davanti a un reperto frammentario, nel quale un elemento isolato acquista significato soltanto quando viene messo in relazione con gli altri.
Le fasce sono collocate sulle impalcature presenti nell’area dello scavo, stabilendo una relazione diretta con la struttura fisica del sito senza sovrapporsi ai resti archeologici.
I tessuti sono stati recuperati attraverso mercatini, donazioni e passaparola e successivamente sottoposti a differenti processi di tintura naturale, utilizzando elementi come curcuma, vino e terra.
L’installazione è concepita come un processo in divenire. Nel corso dei mesi l’opera potrà accogliere ulteriori elementi, tra cui una componente sonora, costruendo progressivamente una nuova stratificazione della ricerca.
L’opera avvicina così due forme di trasmissione apparentemente distanti, quella materiale dell’archeologia e quella orale del racconto, mostrando quanto entrambe siano fondate sulla stessa condizione: la necessità di ricomporre ciò che il tempo ha separato.