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La poetica dell’apparato – Rosa Barba a MAXXI

Di Dobroslawa Nowak

25.02.2026

Un ampio ma equilibrato allestimento di apparati cinematografici “vivi” attraversa lo spazio, ponendoci al centro di un singolare laboratorio. Ogni oggetto, disposto lungo una linea curva, svolge un ruolo meticolosamente progettato — all’interno dello spazio, in relazione agli altri e secondo il proprio arco narrativo — operando in sincronia con un battito costante e luci pulsanti.
L’allestimento, illuminato con precisione per mettere in risalto installazioni scultoree e pittoriche progettate nei minimi dettagli e accompagnato da una componente sonora intrigante, offre un’esperienza estetica avvolgente. Al MAXXI Gian Ferrari Hall, Frame Time Open di Rosa Barba, curata da Francesco Stocchi e in programma fino al 08.03.2026, cattura il visitatore fin dai primi passi.

Rosa Barba, Frame Time Open, foto © Andrea Rosetti, courtesy l’artista

Frame Time Open è la più grande personale in Italia dedicata all’artista e filmmaker Rosa Barba. Ripercorrendo più di due decenni di lavoro, la mostra riunisce una selezione di film e installazioni più significative, tra cui un nuovo corto in 35mm e una scultura cinetica realizzata appositamente per l’esposizione.1 Sebbene abbia una funzione retrospettiva, non si tratta di un riepilogo; al contrario Frame Time Open offre un’ulteriore riscoperta della pratica dell’artista, sia per i visitatori, il curatore e il museo, sia, molto probabilmente, per la stessa Barba.

Rosa Barba, Frame Time Open, foto © Andrea Rosetti, courtesy l’artista, Esther Shipper, Vistamare

Troppo spesso le esposizioni privilegiano la comprensione rispetto all’esperienza; raramente sono strutturate attorno alla possibilità che sia l’opera stessa ad attirare il pubblico. Ciò sembra derivare da due fattori: limitazioni pratiche, poiché alcune opere semplicemente non sono progettate per “impressionare”, e un rigore concettuale scrupolosamente osservato, che in certi contesti e per alcuni professionisti risulta più autorevole o di spessore. Frame Time Open è un esempio emblematico in cui elementi concettuali ed esperienziali sono bilanciati con precisione quasi scientifica.

Le opere, distribuite nello spazio del museo, coinvolgono una gamma di apparati cinematografici: proiettori analogici 16 mm e 35 mm (ad esempio Stating the Real Sublime, 2009), bobine di pellicola attraversate da meccanismi che creano forme cinetiche e scultoree (ad esempio Off Splintered Time, 2021, e Poised Compression, 2023), altri dispositivi di proiezione modificati e resi  parte del sistema scultoreo, come il proiettore congiunto a una macchina da scrivere in Spacelength Thought (2012).

Rosa Barba, Frame Time Open, foto ©M3Studio, courtesy Fondazione MAXXI

La fisicità della celluloide è messa in risalto, allontanando l’opera da un’ode romantica o sentimentale all’analogico. L’approccio fortemente materico è evidente in Stating the Real Sublime (2009), dove è il materiale a guidare la macchina. Un proiettore 16 mm è appeso al soffitto e sostenuto dalla pellicola, che solitamente invece si trova al suo interno. La macchina è accesa, ma l’immagine che ne risulta, tra polvere e graffi, non è stavolta ciò che ci interessa. La volontà dell’artista di “smantellare lo status quo del cinema”, come ha dichiarato in una conversazione con Ana Prendes per Arts.CERN, indica l’anarchismo come fondamento del pensiero politico e artistico, ottimista ed egualitario nello spirito.1

La produzione di Barba abbraccia di fatto tutti i media conosciuti: dal film alla scultura (ad esempio Weavers, 2025), alla poesia (Language Infinity Sphere, 2018), alla pittura. In Color Studies (2009), due proiettori si fronteggiano condividendo un unico schermo su cui ciascuno proietta uno spettro fotografico di colori (rosso, giallo, blu). Le due macchine creano una sola composizione, generando variazioni infinite. Forse non c’è niente di più pittorico della spontanea e al tempo stesso inafferrabile infinità di colori prodotta da questa unione, oltre che la finezza della loro origine e, al contempo, della loro disposizione fisica. L’artista afferma che il suo lavoro considera il cinema “[…] uno strumento, in cui l’ambiente, lo schermo e la proiezione possono essere combinati o spinti oltre, per creare un’altra dimensione spazio-temporale, che è simultanea e va oltre il contesto dello spazio interno o esterno. L’incertezza e la speculazione esistono all’interno di quello spazio ampliato”.2

Rosa Barba, Frame Time Open, foto ©M3Studio, courtesy Fondazione MAXXI

Pensando a From Source to Poem to Rhythm to Reader (Pirelli HangarBicocca, 2021), la mostra enfatizzava il linguaggio poetico e le sequenze concettuali, mentre Frame Time Open (MAXXI, 2026) crea un’esperienza sensoriale immersiva attraverso dispositivi cinematografici, luce, suono e una configurazione spaziale site-specific. 

Rimane curioso come un’esposizione composta quasi interamente da macchine che si comportano in modo prevedibile — anche se, come ha osservato Barba, “La cosa interessante delle macchine, come anche degli algoritmi, è che non si possono mai domare completamente” — si riveli la mostra più poetica che io abbia visto questo mese.

Rosa Barba, Frame Time Open, foto ©M3Studio, courtesy Fondazione MAXXI

Editato da Marianna Reggiani

¹ Rosa Barba: “The interesting thing about machines, and algorithms too, is that you can never exactly tame them”, Arts.CERN – https://arts.cern/rosa-barba-the-interesting-thing-about-machines-and-algorithms-too-is-that-you-can-never-exactly-tame-them
² Frame Time Open, Rosa Barba, MAXXI – https://www.maxxi.art/en/events/rosa-barba-frame-time-open

Dettagli della mostra:
Titolo: Frame Time Open – Rosa Barba
Luogo: MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Sala Gian Ferrari, Roma, Italia
Date: In corso fino all’8 marzo 2026
Curatore: Francesco Stocchi