L’errore come forma di libertà creativa. Ugo La Pietra alla Fondazione La Rocca
21.07.2026
Una delle caratteristiche identitarie che un artista contemporaneo dovrebbe possedere è la capacità di intrecciare discipline diverse con naturalezza, senza temere la possibilità d’errore. Sebbene Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, Pescara, 1938) abbia una formazione da architetto, la sua ricerca si è sviluppata oltre questi confini, rendendolo un creativo che esplora con acuta intelligenza e inventiva il disegno, la pittura, la fotografia, la ceramica, il video e la lavorazione tessile. La sua capacità di unire linguaggi differenti si sviluppa a partire dagli anni Sessanta, in sintonia con quanto stava accadendo nel panorama artistico internazionale. In quel periodo l’attraversamento delle discipline, la sperimentazione e persino l’errore divengono strumenti privilegiati di riflessione, capaci di generare nuove possibilità espressive. È in questo clima che movimenti come Fluxus, gli Happening, l’Arte Povera e Concettuale contribuiscono a dissolvere i confini tra le arti, facendo dell’ibridazione dei linguaggi uno dei principi fondanti della pratica artistica contemporanea. La mostra Alla finestra, a cura da Giacinto Di Pietrantonio, che la Fondazione La Rocca di Pescara dedica a Ugo La Pietra fino al 3 ottobre 2026, oltre ad affrontare il tema della relazione tra i saperi e la fluidità tra la dimensione pubblica e privata – secondo la celebre affermazione di La Pietra, «abitare è essere ovunque a casa propria» – apre una riflessione più ampia sullo spazio come luogo di reciprocità e di multiformità.
Installation views, Alla finestra, Ugo La Pietra, © Iacopo Pasqui/Courtesy Fondazione La Rocca Pescara e Studio Ugo La Pietra
Ugo La Pietra possiede una straordinaria energia creativa espressa attraverso un naturale e trasversale intreccio di linguaggi. In particolare il tema della finestra è sempre stato un elemento unificante, capace di dare continuità a una ricerca che nel corso degli anni non ha smesso di svilupparsi e sovrapporsi ad altre tematiche. Dalle opere in mostra affiora il valore di una personalità imprevedibile, dall’atteggiamento esplorativo e affatto dogmatico, in cui l’errore non viene temuto, bensì assunto come parte integrante della creazione dell’opera, proprio come un riuscito esito di una continua complicità tra metodi e discipline differenti. Si tratta di un’esperienza estetica che non paventa lo sbaglio, ma lo accoglie come una viva condizione di libertà, sperimentazione e felice evoluzione. Per Ugo La Pietra i confini non sono costruiti per circondare e limitare, piuttosto si rivelano un invito a essere scavalcati generando continui incroci e contaminazioni. Perciò l’artista riconosce l’atto fisico di affacciarsi alla finestra sia come una naturale necessità di studio verso gli spazi sia come un’indagine rispetto alle diverse azioni quotidiane, individuali e collettive. Tale indistinta forma di dispiegamento verso qualsiasi pratica di vita ci restituisce un progetto ampio e articolato, vuoi per le qualità formali delle opere vuoi per la ricchezza dei contenuti. Probabilmente, il nucleo più significativo dell’intero progetto è costituito dai lavori su carta eseguiti tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, di cui l’esposizione presenta un ampio repertorio, invitando il visitatore a coglierne le relazioni interne.
Ugo La Pietra, Interno/Esterno. Abitare è essere ovunque a casa propria, tecnica mista su carta, 70×50 cm, 1977, © courtesy Archivio Ugo La Pietra, Milano / Ugo La Pietra, Interno/Esterno, tecnica mista su carta, 100×70 cm, 1977, © courtesy Archivio Ugo La Pietra, Milano
Questi lavori caratterizzati da un formato rettangolare sviluppano il tema dell’interazione attraverso un dialogo tra fotografia, ritagli di giornale, disegni autografi, fraseggi essenziali e incisivi. In tale contesto emerge con suggestivo interesse il tema dell’errore come possibilità generativa e creativa, tant’è che ogni foglio di carta di trasforma in uno spazio in cui sperimentare nuovi linguaggi. Sono proprio tali erronei accostamenti a sfiorare le più varie questioni che, sebbene risalgano a circa quarant’anni fa, continuano a riflettersi sui tempi attuali. Tra questi aspetti affiorano anche le dinamiche ontologiche dell’arte, con i propri meccanismi e convergenze, ponendo interrogativi sul percorso di crescita che l’artista deve costruirsi autonomamente. Una possibile risposta emerge dall’atteggiamento stesso di Ugo La Pietra, sempre rimasto estraneo agli apparati di potere di questo sistema, fedele verso una posizione indipendente che gli ha consentito di osservare criticamente i meccanismi dall’interno, senza mai aderirvi pienamente.
Installation views, Alla finestra, Ugo La Pietra, © Iacopo Pasqui/Courtesy Fondazione La Rocca Pescara e Studio Ugo La Pietra
Visitando la mostra si scopre come lo stato in cui l’arte si trova oggi non è poi così dissimile dagli anni Sessanta, in particolare se si osservano le opere su carta Interno/Esterno (1980), dove ritorna preponderante la presenza dei fotogrammi tratti dal video La grande occasione (1973). Il filmato, realizzato per la XV Triennale di Milano, riprendere l’artista che, camminando in quegli ambienti, osservando e attendendo un qualcosa, armeggia con una scala in legno, come strumento necessario a scavalcare una soglia immaginaria, altrimenti utile a raggiungere un obiettivo. La ripetizione della stessa sequenza, in diverse tecniche e formati, rivela una specifica diversità che potrebbe essere collegabile al concetto di struttura elaborato da Claude Lévi-Strauss, per cui il valore di un oggetto non risiede nelle qualità intrinseche, bensì nel sistema di relazioni che lo costituisce e nelle sue infinite trasformazioni possibili. Nonostante la complessità dei temi e la diversità del linguaggio, la mostra non poteva essere costruita in maniera così articolata e compiuta. La suddivisione per campi tematici permette di far emergere come l’artista, analizzando in maniera dialogica elementi estranei, generi ulteriori categorie di pensiero; così il soggetto dell’abitazione individuale è in rapporto con tutto ciò che lo circonda, la città con la campagna, l’urbano con l’ecosistema vegetale.
Ugo La Pietra, Architettura/Natura, acrilico su tela, 60×50 cm, 2024, installation view, Alla finestra, Ugo La Pietra, © Iacopo Pasqui/Courtesy Fondazione La Rocca Pescara e Studio Ugo La Pietra
Ugo La Pietra svela un meccanismo di pensiero aperto – di cui la finestra può essere considerata l’iconografia più significativa – così che quando un tema viene focalizzato non tende a semplificarsi, ma rivela una complessità progressivamente più ampia, quasi indefinita e incalcolabile, entrando in relazione con ulteriori indagini e ambiti di ricerca. Ciò avviene con il soggetto del giardino e del paesaggio, affrontato dall’artista in pittura con una rara attenzione rivolta verso il tessuto vegetale, al suo manto mutevole e alla sua capacità di generare interruzioni percettive nel rapporto tra figura e sfondo, con particolare attenzione alle teorie della filosofia della Gestalt. Di peculiare intensità immaginativa sono le carte acquerellate raffiguranti gazebi, concepiti come strutture visionarie e utopiche che si offrono all’abitare. È certo che visitare la Fondazione equivale ad approcciare un insieme dai tratti straordinari, al limite tra il fantasioso e il surreale, che permette di trascendere la realtà con una rara intensità evocativa.
Ugo La Pietra, Paesaggio, acrilico su tela, 60×50 cm, 2025, Paesaggio, acrilico su tela, 60×50 cm, 2025, installation view, Alla finestra, Ugo La Pietra, © Iacopo Pasqui/Courtesy Fondazione La Rocca Pescara e Studio Ugo La Pietra
Ed è proprio tale temerarietà di Ugo La Pietra, alimentata da un’energia creativa scevra dal timore dell’errore, a trasformare la sua stessa esistenza in un’opera in divenire, una storia da leggere, conoscere e attraversare, un percorso che invita al collegamento stimolando l’anomalia visiva come pratica esplorativa, sì da indurre l’immaginazione come una disciplina di libertà. Sono in particolare le pitture a dimostrarci come l’artista superi il confine tra esperienza e rappresentazione, e in specie le opere ideate presso la sua abitazione di Milano lo spingono a ritornare nei paesaggi naturali che ricordano le campagne natali abruzzesi della Valle del Tirino.
Ugo La Pietra, Natura perduta, acrilico su tela, 100×100 cm, 2019, Il giardino delle delizie (bianco/blu), acrilico su tela, 100×70 cm, 2018, installation view, Alla finestra, Ugo La Pietra, © Iacopo Pasqui/Courtesy Fondazione La Rocca Pescara e Studio Ugo La Pietra
Le pitture di questi paesaggi si disperdono sul supporto come elementi volatili e fantastici nell’aria, trasformandosi in una materia mutevole e inconsistente, simile a una nuvola. In Natura perduta (2019) in un campo vegetale si apre una piccola voragine, che sembra essere un “glitch” rispetto alla maglia uniforme color avorio che la circonda: si tratta di un errore, un malfunzionamento temporaneo di una spontanea energia terrena, che ci parla e bisbiglia: vieni, vedi, questo è un invito a vivere.
Editato da Marianna Reggiani
Informazioni
Alla finestra, Ugo La Pietra
A cura da Giacinto Di Pietrantonio
Fondazione La Rocca, via Raffaele Paolucci, 71, 65121, Pescara
Dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 20.00
www.larocca.foundation
Dal 16/06/2026 al 03/10/2026