Paolo Manazza, un anno dopo: linguaggio, mercato e visione
Un anno dopo, la voce di Paolo Manazza continua a risuonare nel sistema dell’arte. Lo si è percepito con chiarezza ieri sera alla Casa degli Artisti di Milano, dove un pubblico numeroso e composito ha partecipato a Un anno senza Paul, incontro dedicato alla sua figura.
La sala gremita rifletteva perfettamente il suo mondo: giornalisti, artisti, operatori culturali, amici, lettori. Un microcosmo che racconta la natura relazionale di Manazza, capace di attraversare mondi diversi tenendoli insieme.
Al centro delle testimonianze, il suo contributo alla costruzione di un linguaggio nuovo sull’economia dell’arte. Con Business Art fu tra i primi in Italia a intuire che il mercato non fosse un tema laterale ma parte integrante del discorso culturale. Al Corriere della Sera lavorò per dare autonomia e riconoscibilità all’Economia dell’Arte, mentre con ArtsLife trasformò una testata online in un punto di riferimento stabile, capace di unire informazione, analisi e ritmo narrativo. È stato ricordato il suo fiuto per la notizia, la capacità di renderla intrigante, di farla diventare racconto. Una cifra personale che ha contribuito a svecchiare la comunicazione artistica, rendendola più accessibile senza impoverirla.
L’incontro si è svolto nell’Atelier al primo piano della Casa degli Artisti, oggi abitato dai vincitori del concorso Identità. Lo stupore oltre il sé e dai partecipanti alla call Omnirica. Spazi desideranti, attualmente in residenza. La compresenza tra memoria e produzione contemporanea ha trasformato la serata in qualcosa di più di un omaggio: un passaggio di testimone simbolico, dentro uno spazio che lavora quotidianamente sul presente dell’arte. Non una celebrazione, dunque, ma un momento di riflessione condivisa che ha restituito il profilo umano e professionale di Manazza, inserendolo nel flusso vivo della comunità artistica milanese.