THE ITALIAN ART GUIDE


Porgere il Fazzoletto

Testo di Francesca Marcaccio
Il Box si configura come un dispositivo spaziale a incastro, una matriosca di contenitori che rimanda ai sistemi concentrici della cosmologia greca: dal chàos originario al kósmos ordinato. L’opera di Chiara Valentini si colloca precisamente in questa tensione tra interno ed esterno, tra un luogo che protegge e un contesto che eccede, tra intimità e margine. L’installazione diventa così un esercizio di attraversamento dei confini — fisici, emotivi, percettivi — che separano e mettono in relazione ciò che abitiamo.
In questo quadro, la scelta dell’artista di attivare il “gesto salvifico” assume un peso concettuale preciso: non si tratta di sentimentalismo, ma di un’indagine sulla funzione minima dell’amore come infrastruttura della sopravvivenza umana. Di fronte alla proliferazione contemporanea delle immagini di distruzione — un repertorio globale di pathémata, sofferenze collettive che riemergono ciclicamente nella storia — l’artista individua nella capacità di amare, appartenere, proteggere, la resistenza primaria, ciò che i Greci avrebbero nominato agápē: una forza non possessiva, non transazionale, ma capace di tenere insieme.
Il fazzoletto, oggetto minuto e domestico, diventa qui un symbolon: la metà di un tutto, un frammento che testimonia un legame. Porgere un fazzoletto è offrire una soglia di cura — asciugare lacrime, sanare ferite, custodire un ricordo — ma è anche un gesto di trasmissione, quasi un passaggio di stato da un corpo all’altro. Nella tradizione occidentale, questo piccolo frammento di stoffa conserva un legame con l’intimità; ricamarvi le iniziali significava stabilire un’appartenenza, un patto discreto tra corpo e oggetto.
L’artista amplifica questa valenza simbolica attraverso dieci fazzoletti ricamati con dieci parole greche che declinano altrettanti modi dell’amore. Non un inventario, ma un prisma concettuale che richiama la complessità già riconosciuta dal pensiero ellenico: érōs, desiderio; philía, affinità; storgē, cura; agápē, dedizione; e così via.
Ogni termine non definisce, ma apre.
Il lungo telo tessuto a mano, presentato come un telaio mentale, traduce visivamente il processo di articolazione semantica: un léksis materializzato, un dispositivo che intreccia significati e corporeità. La sostituzione della struttura del telaio con un inginocchiatoio domestico è una scelta che riporta l’atto della lettura alla dimensione rituale.
Per decifrare le parole serve chinarsi: un gesto che incarna umiltà, attenzione, e che nella cultura greca è vicino alla postura della supplica (hiketeía), forma primitiva di domanda e di riconoscimento dell’altro.
Qui l’inginocchiarsi non è religioso, ma epistemico. L’opera propone che per comprendere i modi dell’amare occorra modificare la propria posizione, adottare un’altra prospettiva, accettare un grado di vulnerabilità.
Porgere il fazzoletto costruisce così un ambiente concettuale in cui l’amore viene considerato non come sentimento, ma come infrastruttura cognitiva e sociale: un dispositivo di resistenza nei momenti di collasso, un linguaggio pre-razionale che permette ancora l’esperienza condivisa. Nell’intreccio tra i fazzoletti, il telo-telaio e lo spazio del Box, Chiara Valentini suggerisce che i gesti minimi — porgere, appoggiare, inginocchiarsi — possano diventare atti di pensiero.
In un’epoca dominata dall’accelerazione e dalla perdita di profondità, questa installazione restituisce valore alla lentezza e alla cura come condizioni necessarie per riattivare il senso dell’appartenenza. Non offre soluzioni, ma un luogo per sostare: un microcosmo dove la poesia si innesta nella struttura concettuale, e dove la fragilità, anziché essere negata, diventa materia di conoscenza.

Porgere il Fazzoletto
10 Jan, 26
23 Feb, 26
Chiara Valentini
Francesca Marcaccio
Circolo Procairoli, via Ireneo Aleandri, 10, 62100, Macerata (MC)
Marco Gatta