Disconnected – Andrea Luschi





Viviamo immersi in una condizione paradossale: mai come oggi siamo stati così connessi, eppure raramente così distanti. La mostra Disconnected di Andrea Luschi si inserisce in questo cortocircuito contemporaneo e riflette su come la tecnologia stia ridefinendo il nostro modo di essere presenti.
Le opere nascono da un’osservazione attenta del quotidiano: mezzi pubblici, spazi di passaggio, ambienti condivisi. In questi contesti, apparentemente ordinari, prende forma una distanza sottile ma persistente. Le figure convivono nello stesso spazio ma restano isolate, assorbite dai propri dispositivi o da una dimensione interiore che le separa dal mondo circostante.
Come scrive l’artista:
“Viviamo in un tempo in cui la connessione permanente ha ridefinito il concetto stesso di presenza. […] più siamo connessi, più ci isoliamo.”
In alcune opere questa condizione si manifesta nella solitudine individuale, in altre emerge con maggiore evidenza nella dimensione collettiva: gruppi di persone fisicamente vicine ma incapaci di stabilire un contatto reale, ciascuna racchiusa in una bolla percettiva. Il rapporto si fa sempre più tenue e lascia spazio a una coesistenza silenziosa e frammentata.
La pittura di Luschi descrive situazioni quotidiane in cui le persone condividono lo stesso spazio senza entrare davvero in relazione. Lo fa attraverso una semplificazione delle forme, un uso controllato del colore e una composizione attenta, che mettono in evidenza la distanza tra le figure.
Il lavoro prende avvio da bozzetti preparati in digitale, che permettono all’artista di definire in anticipo l’impianto dell’immagine. La fase pittorica su tela diventa un momento di traduzione e interpretazione, in cui il segno resta visibile e contribuisce a costruire immagini essenziali, caratterizzate da una dimensione sospesa e silenziosa.
“Non mi interessa la rappresentazione aneddotica, ma il gesto sospeso, la quiete carica di tensione”, afferma Luschi. Le sue immagini sembrano trattenere un momento intermedio, una soglia in cui qualcosa si interrompe: lo sguardo, il contatto, la possibilità stessa di relazione.
Disconnected non è una denuncia, ma un’osservazione della realtà contemporanea. Le opere mostrano come la connessione permanente produca nuove forme di distanza, che si manifestano nei comportamenti e nei gesti quotidiani.