DICOTOMIA DELL’UMANO




Fotografia, disegno e serigrafia costruiscono un percorso attraverso otto arcate, mettendo in dialogo tre linguaggi e tre differenti modalità di guardare una realtà segnata da povertà, marginalità e distanza sociale. La fotografia documentaria di Brivio si confronta con le opere di Dell’Oro, che lavora sulla materia e sulla frattura, e con l’immaginario visionario di Ghislanzoni, popolato da figure ibride, giganti e città trasformate in organismi.
Al centro del progetto non c’è però soltanto la contrapposizione tra ricchezza e povertà, sicurezza e precarietà. La dicotomia si sposta progressivamente sul terreno dello sguardo: quanto è grande la distanza tra vedere e partecipare? La mostra mette in discussione la possibilità di osservare il dolore senza trasformare quella visione in relazione.
L’empatia diventa così una domanda aperta. Il percorso invita lo spettatore a confrontarsi con il proprio modo di guardare, fino a spostare la dicotomia fuori dalla dimensione geografica e sociale e dentro l’esperienza individuale: comprendere o restare indifferenti, entrare in relazione o scegliere la distanza.
Dicotomia dell’Umano non vuole soltanto raccontare una realtà lontana ma interroga ciò che accade a chi quella realtà la guarda.
La domanda finale è: che cosa siamo disposti a fare dopo aver visto?