THE ITALIAN ART GUIDE

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Fino a qui tutto bene

Ci sono momenti, nel percorso di un artista, in cui diventa fondamentale fermarsi. Non viene fatto per concludere qualcosa, ma per capire dove si è arrivati dopo quasi dieci anni di pratica fotografica, vissuta tra dimensione amatoriale e professionale. Questo progetto espositivo nasce da questa consapevolezza.
Per la prima volta, Suresh Serafini decide di tornare sul proprio archivio fotografico e di renderne pubblica una parte, fino ad ora, rimasta privata.
Molte delle immagini sono state realizzate con iPhone, non è stata una scelta tecnica, ma un modo di stare dentro la fotografia. Il cellulare, oggetto della nostra quotidianità, permette un gesto diretto e immediato, fotografare senza preparazione e senza distanza, restando vicini a ciò che accade nella realtà.
La selezione delle opere non segue un ordine cronologico, le fotografie, così diverse tra loro, si avvicinano per richiami visivi.
Anche l’allestimento segue questa direzione, è essenziale e non impone un percorso definito. Le fotografie sono lasciate dialogare tra di loro, invitando chi guarda a fermarsi e a costruire una relazione personale con il lavoro dell’artista.

Il titolo della mostra – Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene – è tratto dal film L’odio di Mathieu Kassovitz. Nel racconto, Hubert descrive un uomo che cade da un palazzo, ripetendosi che va tutto bene fino all’impatto finale. Questa metafora di crisi, solitudine, amore, lotta e fragilità introduce il cuore della ricerca di
Serafini, come capiamo dalle sue stesse parole:
“Il mio lavoro nasce dall’osservazione del quotidiano e dalla volontà di dare forma a ciò che resta sullo sfondo. Attraverso l’immagine cerco una distanza dal reale, trasformando luoghi e situazioni comuni in spazi di riflessione.
Spesso ho sentito che questo sguardo non fosse compreso, che ciò che è evidente per me resti invisibile agli altri. Da qui l’esigenza della mostra: rendere esplicito uno sguardo trasversale sul reale.
La fotografia, per me, non è mera documentazione, ma interpretazione: un linguaggio muto che invita a rallentare e a costruire un significato personale intorno all’immagine, se lo si vuole.”

Fino a qui tutto bene
14 Mar, 26
12 Apr, 26
Suresh Serafini
Ludovica Cancellieri, con la direzione artistica di Matteo Ripa
Villa Baruchello, Porto Sant’Elpidio (FM)
Patrocinio Comune di Porto Sant’Elpidio