THE ITALIAN ART GUIDE


KOLDREN

Il lavoro di Beth Caimar (Arezzo, 1990) attraversa con naturalezza scultura, pittura, calcografia e sound art, configurandosi come un unico campo di esperienza in cui i linguaggi si compenetrano. La sua pratica si colloca all’interno di un processo di individuazione, in cui gesto, materia e immagine diventano strumenti di emersione dell’inconscio. Nelle opere affiorano immagini archetipiche: echi caravaggeschi filtrati dalla luce dell’Ombra, dialoghi con El Greco come tensione verso il trascendente, la verticalità esistenziale di Giacometti e il dinamismo pulsionale di Boccioni, ricondotti a una visione unitaria e atemporale.
Il paesaggio sonoro, costruito esclusivamente attraverso un basso elettrico e minimi interventi noise, agisce come una soglia psichica. Il suono avanza come un temporale interiore: una tensione primordiale che richiama le forze telluriche dell’inconscio collettivo, nata dall’incontro inevitabile tra la struttura archetipica della forma la solennità di Beethoven e l’urgenza elettrica, istintiva e perturbante dei Sonic Youth.
In accordo con l’artista, la mostra è intitolata Koldren, resa fonetica inglesizzata di “Calderone”, immagine archetipica per eccellenza: luogo di trasformazione, di fusione degli opposti, di dissoluzione e rinascita. L’allestimento si configura come uno spazio liminale, un invaso rituale in cui lo spettatore è chiamato a entrare non come osservatore, ma come parte attiva del processo, ritrovandosi simbolicamente al centro della scena.
Il lavoro mette in atto il teatro della vita e della morte, inteso come rito di passaggio, come movimento ciclico di ascesa e caduta, figura universale della psiche umana. Una dinamica oggi più che mai attuale, che rimanda alla necessità di attraversare la crisi come condizione trasformativa.
Le sculture, significativamente intitolate Crepuscolo nel querceto, in omaggio al manifesto di Caspar David Friedrich Abbazia nel querceto, appaiono cristallizzate in uno stato di sospensione psichica, in uno Spannung: una tensione lirica tra luce e oscurità, coscienza e inconscio, portata al suo punto di massima intensità. I volti sembrano emergere da una profondità assoluta, come immagini che affiorano dal fondo dell’inconscio. Da qui la scelta di lavorare per sottrazione della luce, cercando il buio come spazio generativo, per dissolvere ogni riferimento prospettico e immaginare un allestimento al lume di candela, dai contorni sfumati, in cui la forma si rivela lentamente, come in un sogno o in una visione. Diventa allora inevitabile interrogarsi sulla nostra presenza, sul nostro stare qui e ora. Su ciò che questi volti sospesi, queste posture precarie, chiedono a ciascuno di noi. Perché un’opera, quando attiva un contenuto archetipico, non resta mai immobile: si muove verso chi guarda, lo interroga, lo mette in ascolto. Il lavoro di Beth Caimar riesca a toccare quella zona più fragile, oscura e autentica che ogni individuo porta con sé, invitandoci, anche solo per un istante, a sostare nel processo.

KOLDREN
29 Nov, 25
2 Feb, 26
Beth Caimar
emerge project space
via Tiburtina Valeria n.75, Pescara