Perché collezionare arte oggi?
Maria Vittoria Pinotti in conversazione con Clara Datti, presidente e co-fondatrice della Fondazione D'ARC
17.03.2026
Questa non è la storia di una collezione, né intende essere il racconto di scelte strategiche e di mercato che alcuni credono si celino dietro una raccolta d’arte. Si tratta piuttosto di una conversazione avuta con Clara Datti, presidente e fondatrice insieme al marito Giovanni Floridi della Fondazione D’ARC, che opera a Roma in zona Tiburtina. Il motivo dell’incontro è stato il voler comprendere cosa spinga un collezionista ad accogliere opere nella propria raccolta, fino a dar vita, come in questo caso, a una collezione che abbraccia capolavori dell’Arte Povera, della Transavanguardia, con una selezione significativa di opere appartenenti alla Optical Art, sino ad includere lavori di giovani artisti della generazione degli anni Novanta.
Fondazione D’ARC, veduta dell’esterno. ph Eleonora Cerri Pecorella
È evidente che Clara Datti e Giovanni Floridi appartengono a una iconica minoranza di collezionisti, vuoi per la pratica che conducono per convinta passione e non concepita come attività speculativa o strumento di accrescimento finanziario, vuoi per un sincero sentimento volto a condividere e divulgare selezionate forme di arte contemporanea. Sono state proprio queste ragioni a indurli nel 2024 ad aprire la Fondazione D’ARC – Rifugio d’Arte Contemporanea, la cui denominazione deriva da un riparo antiaereo nei pressi di Piazza Bologna a Roma, dove la collezione era originariamente conservata. Oggi tale raccolta è stata trasferita in Via dei Cluniacensi, all’interno di una architettura industriale ristrutturata che ospitava una fabbrica di manufatti in cemento e il cui progetto di risanamento, inteso come un intervento di Archeologia Industriale, ha lasciato intatti i profili originari degli ambienti.
Ritratto di Giovanni e Clara Floridi. ph Niccolò Berretta / Ritratto di Clara Datti. ph SayWho, Niccolò Campita
L’allestimento degli spazi volutamente non cronologico è pensato per creare un dialogo vivo tra le geometrie, le forme e le tonalità delle opere, inteso a ricostruire il rapporto di interesse e passione che ha guidato le scelte di acquisizione. Si tratta di un convinto invito a ripercorrere un racconto dalle infinite declinazioni di temi, estetiche e linguaggi, seguendo l’istinto e l’intuizione dei due fondatori. La direzione curatoriale della Fondazione è affidata a Giuliana Benassi che presenta fino al 24 maggio 2026 la mostra All’improvviso di Aneta Grzeszykowska (1974, Varsavia, Polonia), esito di una residenza d’artista svoltasi nella casa-atelier della Fondazione.
Aneta Grzeszykowska, All’improvviso, 2026, veduta della mostra, Fondazione D’ARC, Roma 2026, ph Eleonora Cerri Pecorella
Nel corso della conversazione con la Presidente Clara Datti è emerso un impegno costante che si affianca alla sua attività forense e che la vede partecipare attivamente alla vita della Fondazione. Alla domanda «Perché collezionare arte oggi?» la risposta disegna una visione indipendente, saldamente ancorata ai valori di ricerca e sostegno verso forme espressive capaci di sfiorare stati emotivi, qualcosa di profondamente sentito ancor prima che venga condiviso. Collezionare, in questa prospettiva, non significa accumulare per interessi economici, bensì accompagnare processi creativi, riconoscere linguaggi che interrogano il presente, offrire spazio a nuove e diverse sensibilità. Tutto ciò dimostra come l’arte, la passione intellettuale e la curiosità debbano essere coltivate quotidianamente, e finché sapremo viverle allo stesso modo di Clara e Giovanni Floridi, come forma di ascolto e scoperta, avranno ancora molto da raccontarci.
Editato da Marianna Reggiani
Aneta Grzeszykowska, All’improvviso, 2026, veduta della mostra, Fondazione D’ARC, Roma 2026, ph Eleonora Cerri Pecorella
Maria Vittoria Pinotti in conversazione con Clara Datti
Maria Vittoria Pinotti: Partiamo con una domanda molto semplice, perché collezionare e soprattutto cosa significa per voi farlo?
Clara Datti: In realtà l’idea di collezionare è sopraggiunta con il tempo, perché quello che inizialmente ci ha avvicinati all’arte è stata la curiosità e la pura passione. Ricordo che tutto partì dalla visione di un quadro diverso dai canoni a cui eravamo abituati, visto che le nostre famiglie possedevano in casa solo opere del Settecento e dell’Ottocento. Un giorno passeggiando, rimanemmo colpiti da un paesaggio notturno con una sembianza figurativa, ma insolita. Si trattava di una veduta di Venezia, che ancora oggi teniamo sopra il nostro letto nella casa al mare. Così, in maniera quasi inconsapevole, è iniziato il nostro percorso di collezionisti, alimentato dalla visita di mostre, fiere e musei, dall’acquisto di libri e cataloghi e dalla conoscenza di artisti, curatori e galleristi.
Puoi indicarmi quali criteri guidano la selezione delle opere della vostra collezione?
Clara Datti: L’acquisto di un’opera è innanzitutto una scelta di pancia, una decisione guidata dall’istinto e dall’emozione. Ogni acquisizione è dettata principalmente dall’impatto visivo che l’opera suscita in noi e dalla sensazione meravigliosa di arricchimento dell’anima. Non manca però anche l’aspetto razionale: prima della scelta definitiva ci informiamo, capiamo chi sia l’artista, il percorso che ha svolto e che sta seguendo. Ogni artista di rilievo ha una sua creatività ed un linguaggio che vanno scoperti. C’è un certo alone di mistero che aspetta di essere rivelato.
Fondazione D’ARC, la collezione permanente. ph Eleonora Cerri Pecorella
Quindi fate anche studio visit per il vostro interesse personale, senza avere una acquisizione in programma?
Clara Datti: Certo, anche al di là di una possibile acquisizione siamo sempre interessati ad approfondire la conoscenza dell’artista e del suo pensiero. Non c’è alcun ordine o sequenza prestabilita tra lo studio visit e un eventuale acquisto. A volte il primo si concretizza dopo l’acquisto, altre volte conosciamo semplicemente l’artista per puro interesse nel suo lavoro. Oppure, e ciò accade spesso, la visita allo studio dell’artista avviene dopo che una sua opera sia già entrata in collezione.
Perché credi che la conoscenza dell’artista sia un fattore aggiuntivo, tra l’altro possedere la capacità di ascolto durante uno studio visit è una qualità rara.
Clara Datti: Conoscere gli artisti è sempre un arricchimento. Credo sia importante saperli ascoltare quando parlano del loro lavoro, della loro personale visione della vita e di cosa ci sia dietro il gesto creativo. È un modo diverso di guardare la realtà, che apre nuovi punti di vista e offre particolari momenti di riflessione.
Fondazione D’ARC, la collezione permanente. ph Eleonora Cerri Pecorella
Qual è stata la prima opera d’arte che avete acquistato?
Clara Datti: Era una Venezia del pittore Fabio Aguzzi, una veduta molto tratteggiata. Il tema era particolare, raffigurava delle gondole in un mare blu molto scuro, un notturno contemporaneo. Poi a seguire il nostro interesse si è rivolto verso l’astratto, la pittura segnica e materica: il primo acquisto in questa direzione è stata un’opera di Emilio Scanavino.
Quale consiglio dareste a un giovane collezionista?
Clara Datti: Ad una conferenza ho sentito dire che un collezionista deve necessariamente avere una buona disponibilità economica. Ecco, non è sicuramente questo il punto di partenza. Solo con una passione sincera si può costruire una vera collezione. Uno degli esempi più riportati è quello di una coppia di postini americani che, negli anni ‘50, spinti solo dalla curiosità e dall’entusiasmo, cominciarono a frequentare gli artisti emergenti di New York e a comprare a rate loro piccole opere: oggi la loro collezione è una delle più importanti d’America. Perciò il consiglio più semplice e sincero è quello di seguire il proprio istinto, di aprire il cuore anche ai linguaggi meno semplici, di non avere preconcetti e di ampliare il proprio sguardo: viaggiare, visitare, conoscere: ecco le parole d’ordine. L’acquisto non deve essere motivato dal guadagno economico: se si vogliono fare affari, allora è meglio investire in borsa. Se compri opere d’arte solo per aumentare il patrimonio personale, non si può più parlare di collezionismo, ma di investimento. Se l’interesse per l’arte diventa strumentale a un ritorno finanziario, il senso del possedere un’opera cambia completamente.
Fondazione D’ARC, la collezione permanente. ph Eleonora Cerri Pecorella
Qual è la tua opinione sulle fiere d’arte? Come valutare il panorama italiano?
Clara Datti: Le fiere d’arte sono un elemento importante del sistema dell’arte contemporanea. Sono luoghi dove si conoscono nuove gallerie e nuovi artisti, dove si possono approfondire i rapporti con molti galleristi che non riusciresti a vedere altrimenti e dove, specialmente, si può entrare in contatto con gallerie straniere e artisti con linguaggi molto diversi da quelli che normalmente abbiamo sotto gli occhi. Oggi forse il numero delle fiere è anche eccessivo e visitarle in maniera assidua richiederebbe una quantità di tempo libero impossibile da avere, ma una loro frequentazione selettiva ed equilibrata costituisce comunque un momento di scoperta e di stimolo.
In che misura la vostra formazione giuridica influenza il vostro approccio al collezionismo?
Clara Datti: Non credo che la nostra formazione abbia influenzato le scelte collezionistiche, perché quando c’è coinvolgimento e passione molte decisioni si liberano di vincoli e in un certo senso anche della ragione. Se ci fossimo affidati solo alla ragione, probabilmente non avremmo mai iniziato a collezionare. Detto questo, la formazione giuridica è stata sicuramente utile in quanto ci ha aiutati nella gestione dei rapporti con le istituzioni, nei prestiti e in tutti gli aspetti legali legati alla collezione.
Quali motivazioni vi hanno portato ad aprire la Fondazione D’ARC? Perché in zona Tiburtina?
Clara Datti: È un luogo particolarmente caro alla mia famiglia. Considero questo spazio urbano una grande risorsa: non è facile trovare in città un’area libera così estesa dedicata alla cultura. Inoltre, il quartiere è estremamente vivo e in continua trasformazione e la popolazione è molto accogliente. Siamo davvero fieri ed orgogliosi di aver dato vita ad un’opera così importante di riqualificazione urbana.
Fondazione D’ARC, la collezione permanente. ph Eleonora Cerri Pecorella
Quindi possiamo dire che la Fondazione D’ARC è sia per il pubblico che per gli artisti?
Clara Datti: Sicuramente, sì. Abbiamo fatto questa scelta perché spesso l’arte contemporanea viene percepita come qualcosa di distante ed elitaria, mentre noi vorremmo che il pubblico possa comprenderla ed apprezzarla. In Fondazione organizziamo anche visite guidate, in modo tale che i visitatori possano seguire un percorso della storia dell’arte dagli anni Quaranta fino a oggi. Quello stesso percorso con il quale si confrontano e dialogano gli artisti che ospitiamo in residenza
Se dovesse tornare indietro, avresti mai immaginato di aprire una Fondazione?
Clara Datti: No, sicuramente non di questa dimensione. Tutto è cresciuto molto lentamente, sono 35 anni che collezioniamo, ma davvero non avevamo fino a qualche anno fa alcuna intenzione di divenire dei divulgatori di arte contemporanea. Sono stati passi inaspettati, complicati, ma felici. La nostra energia è l’entusiasmo e il sincero stupore del pubblico che ci scopre.
Fondazione D’ARC, la collezione permanente. ph Eleonora Cerri Pecorella