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Tra i legami di tante cose. "Con te con tutto", il Padiglione Italia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia

Maria Vittoria Pinotti in dialogo con Cecilia Canziani e Chiara Camoni

26.06.2026

È possibile che tendiamo a evitare tutto ciò che appare complesso, eppure ciò che si presenta semplice, molte volte non si rivela tale. Convinti che il mondo sia strutturato da relazioni composite, si è altrettanto certi che esso possa essere compreso, dispiegato e quindi semplificato attraverso una libera narrazione di corrispondenze. Il Padiglione Italia di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, ci invita a pensare a ciò che  converge nel flusso della vita — compresi i residui della vita stessa — come una complessità leggibile ai nostri occhi, in quanto dispiegata in forma estesa. Il progetto ci restituisce un itinerario narrativo non preordinato, bensì da costruire secondo la nostra visione, proprio come se fosse la costruzione di un gioco leggero, preciso e intelligente da svolgere. È probabile che semplificare significhi, tanto per Cecilia Canziani quanto per Chiara Camoni, catturare anche nel più minuto frammento ordinario l’aspetto essenziale, riconoscendo in questa realtà qualcosa di più semplice e, proprio per questo, naturale da raccontare. Negli ambienti del Padiglione, la prima tesa, costituita da un bosco di sculture, introduce alla seconda, dove la sezione Dialoghi raggiunge una sintesi tale da permettere a ogni opera di intrecciarsi con le altre, condividendo e riflettendo alcuni aspetti, e contribuendo così a costruire le qualità propriamente naturalistiche di uno spazio esistenziale.

Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani, prima tesa, Ph Camilla Maria Santini

Come emerge dal titolo del progetto, Con te con tutto, e dalle parole di Cecilia Canziani, assieme al Public Program — che comprende un programma di performance e attività fino al 31 ottobre 2026 — il Padiglione ripercorre una progettualità curatoriale che si apre alla diversità, avvolgendo, accogliendo e liberando l’ascolto di più voci contemporaneamente, costruendo un clima dinamico, vivo e sincero. Lo stato d’animo, come lo spazio, è una questione di movimento, così al variare di ogni sfumatura emotiva corrisponderà una diversa conformazione spaziale. Proprio all’interno di questa forma relazionale le sculture di Chiara Camoni costruiscono una dinamica spaziale e ulteriori corrispondenze attorno a qualcosa che deve necessariamente significare e non rappresentare. Le materie del grès e della terracotta, porose e malleabili come sono, trattengono le tracce e le restituiscono attraverso la luce, che ne ammorbidisce la lettura e conferisce alle sculture il crisma di una presenza divina. Per Chiara Camoni l’opera possiede una forma estensiva di trasmissione che non ha luogo soltanto sulle superfici, ma si propaga anche tra gli spazi verticali, orizzontali e obliqui delle tese. Nessuna forma è autonoma ma tutte sono parte di una trama di relazioni che le attraversa, perciò nell’immaginaria foresta costruita nel Padiglione nulla appare isolato, i corpi, i materiali e gli oggetti partecipano a un medesimo campo di forze, in cui ogni elemento esiste in virtù dei legami che lo costituiscono. I busti, i visi e le mani giunte delle Colonne e della Sister invitano al tatto: sono visibili le orme di chi ha lavorato la materia, impronte leggere che rimangono intatte come i segni sulla sabbia e che conferiscono ad ogni opera una rara traccia di intimità. Così la domanda rivolta a Chiara Camoni relativa al lavoro tattile della materia intende riflettere sulla relazione viva che l’artista instaura con la materia, come un rapporto sensoriale ampio e stratificato che non rinuncia ad alcuna sfumatura di espressione.

Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani, prima tesa, Ph Camilla Maria Santini

Questa intervista all’artista e alla curatrice ha permesso di comprendere meglio alcuni punti, come lo svolgimento del rapporto di curatela, la loro relazione con lo spazio e alcune scelte che le hanno condotte ad allestire la sezione Dialoghi. Si è inteso raccontare meglio quest’ultima sezione in quanto il progetto è forte proprio per le relazioni che crea: legami appena accennati e sottesi che rivelano l’interdipendenza tra la storia passata e l’attuale mondo circostante. Tant’è che uno dei punti di forza del Padiglione risiede certamente nella capacità di sfruttare la dimensione immersiva. Tuttavia è soprattutto l’aspetto narrativo che, rimanendo eluso, dona a chi lo attraversa la possibilità di costruire libere relazioni. A visita conclusa, si avverte l’impressione di aver acquisito un nuovo tipo di sguardo, una sensibilità tipica di chi riesce a leggere le diverse forme naturali come il fuoco, la terra, l’aria e le più disparate morfologie vegetali, rendendole semplici: si tratta di una capacità che caratterizza chiunque non è ignaro al sapere e allo stesso tempo presenta tratti di un carattere sotterraneo e solare.  

Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani, seconda tesa, Ph Camilla Maria Santini

Maria Vittoria Pinotti in conversazione con Cecilia Canziani e Chiara Camoni

Cecilia Canziani e Chiara Camoni, ph Camilla Maria Santini

La curatrice: Cecilia Canziani

Maria Vittoria Pinotti: Il titolo Con te con tutto evoca una dimensione di inclusività e coralità che attraversa tanto la ricerca di Chiara Camoni quanto la scelta curatoriale di presentare la sezione Dialoghi. Nelle due tese il senso e il valore dell’esperienza danno forma a un tessuto identitario, le cui tracce fanno affiorare la delicata forza di saldi legami comuni. Che cosa comprende il “tutto” evocato nel titolo?

Cecilia Canziani: Nel titolo volevamo riassumere due movimenti complementari che attraversano il Padiglione e più in generale il progetto: da un lato dunque il richiamo a ciascuna individualità: con te. Proprio come se le opere parlassero e si rapportassero in maniera speciale a ciascuno di noi. Con tutto invece è la misura di quello che ha reso possibile questo lavoro: dunque gli affetti, le luci, le difficoltà, il tempo, il percorso che ci ha portato qui. Un termine insomma capace di alludere a una pluralità ma anche alla complessità. Certamente è un titolo che indica una poetica e anche un’attitudine curatoriale, ma in seconda battuta in effetti ha anche guidato alcune scelte, come quella di lavorare molto sull’accessibilità — siamo il primo Padiglione Italia ad averlo fatto.

Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani, seconda tesa, Ph Camilla Maria Santini

Maria Vittoria Pinotti: Visitando il Padiglione è percepibile un senso di armonia sia negli ambienti espositivi sia nella scelta delle opere esposte, ci viene restituito un dialogo vivo, sensibile e costante, tra te e l’artista. Come hai lavorato con Chiara Camoni?

Cecilia Canziani: Negli anni ho lavorato con Chiara a tanti progetti diversi: mostre, seminari, pubblicazioni. Ci siamo scambiate libri, abbiamo pensato insieme, ho scritto in tante occasioni del suo lavoro e anche con il suo lavoro in mente. Alla base di questo Padiglione, c’è uno scambio che è durato una quindicina di anni nel corso dei quali ci siamo date reciprocamente fiducia, affidandoci in molti casi l’una all’inclinazione e all’intuito dell’altra. Conosco la sensibilità di Chiara per lo spazio, per la materia, per le cose — a volte basta dirsi pochissimo…

Maria Vittoria Pinotti: Il Padiglione è un territorio di libertà creativa, attraversato da corrispondenze tra forma, luce e materia, in cui il transitorio, la leggerezza e l’effimero si pongono in dialogo con il valore della traccia. Il fare manuale e il pensiero meditativo si intrecciano, fino a rendere percepibile il rapporto tra l’idea, il gesto e il valore della riflessione. Quali scelte curatoriali hanno permesso di costruire questo saldo equilibrio?

Cecilia Canziani: Il fare e pensare sono due aspetti complementari sia del lavoro dell’artista sia di quello di chi, come me e te, scrive o cura mostre. Io e Chiara abbiamo voluto renderlo visibile e metterlo in pratica assieme ad altre persone nel corso di un progetto molto caro a entrambe che si chiama La giusta misura, e mi sembra che un po’ di quell’esperienza sia rimasta nell’architettura del Padiglione.

Cecilia Canziani, ph Camilla Maria Santini

L’artista: Chiara Camoni

Maria Vittoria Pinotti: Mi piacerebbe che tu mi parlassi del valore della relazione nella tua ricerca. Il Padiglione mostra come il tuo lavoro si costruisca attraverso connessioni e rimandi, dando forma a possibili narrazioni che emergono dai materiali, dalle forme e dalla loro disposizione nello spazio, dove le opere entrano in risonanza tra loro. Che cosa significa per te relazione?

Chiara Camoni: La relazione si esplica su vari piani: nel processo creativo, nel processo di progettazione e tra le opere stesse presenti in mostra. Da diverso tempo sperimento nel lavoro di tutti i giorni un’autorialità che a tratti può aprirsi e comprendere anche altre persone, oppure tradursi in un dialogo con i materiali. Comincio sempre da un’intuizione, un desiderio, poi la forma si manifesta mentre lavoro, anche grazie alle sollecitazioni delle persone che mi circondano, a quelle del materiale stesso e, non da ultimo, dell’ambiente che mi circonda. Il contesto in cui lavoro non è mai neutro, ma entra a pieno titolo come elemento compositivo del processo di creazione. Il progetto del Padiglione Italia è nato innanzitutto in dialogo con Cecilia Canziani, a cui mi lega un’amicizia profonda, ma anche con una serie di altre figure, in particolare il gruppo dello studio e le curatrici Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, con cui abbiamo sviluppato una sorta di mostra all’interno della mostra. Il mio lavoro entra esplicitamente in dialogo con quello di altri artisti: le opere si guardano, si toccano…

Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani, seconda tesa, Ph Camilla Maria Santini

Maria Vittoria Pinotti: In diverse opere esposte restano visibili le tracce lasciate dalle dita che raccontano il gesto fisico come contatto diretto con la materia viva della terracotta e del grès. Il tatto mantenuto visibile sembra diventare una forma di narrazione del legame che instauri con i materiali. Che rapporto hai con la dimensione della tattilità nei lavori presentati nel Padiglione?

Chiara Camoni: La relazione con il gesto è per me fortissima e connota quasi tutto il mio lavoro. In particolare, per questa mostra mi sono sentita di ritornare a dare fiducia alle opere, ridefinendo cos’è per me la scultura. Mi sono calata nella statuaria e quindi nella questione dello stile – che è una sorta di tabù per l’arte contemporanea. Le mie opere non sono ottenute attraverso calchi o procedimenti che traslano il gesto, allontanando l’artista dal risultato finale, ma, al contrario, chiedono presenza, non solo nella composizione nel suo insieme, ma anche nei singoli gesti fino ad arrivare alla punta delle dita. Quindi assolutamente sì, tutto il mio lavoro è una sequenza di decisioni o forse non decisioni: probabilmente si tratta di una continua contrattazione tra me e il materiale!

Maria Vittoria Pinotti: Nella seconda tesa sono presenti opere di artisti che dialogano con te, si crea un particolare gioco di interazioni, spontaneo e naturale. Esiste un rapporto tra i tuoi lavori e queste opere, in che misura raccontano la tua ricerca?

Chiara Camoni: Alcune opere presenti in mostra sono dei miei desiderata, mentre altre sono state proposte da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli e hanno aperto anche a me scenari inediti. In questi casi è stato un lavoro di “risposta”, che mi ha portato a modellare e costruire sculture per poter ospitare le opere della sezione Dialoghi. Emblematico è il caso del Demone nella prima tesa che sorregge le due ciotole di Melotti: queste fragilissime ceramiche sono tenute in mano da una figura di due metri in grès che ho modellato appositamente. Si crea così un cortocircuito tra la ceramica invetriata e fragilissima e il grès materico e fiammeggiante, materiale a contatto con altro materiale.

Chiara Camoni, ph Camilla Maria Santini

Editato da Marianna Reggiani

Informazioni 
Padiglione Italia, Biennale Arte 2026
Tese delle Vergini, Arsenale, Venezia
Dal 09/05/2026 al 22/11/2026
www.contecontutto.it