THE ITALIAN ART GUIDE


3 mostre da vedere a febbraio

La nostra guida alle mostre in Italia

02.02.2026

Tra i poteri forse più sorprendenti dell’arte visiva c’è la capacità di dimostrare, in modi sempre nuovi, che dietro la forma espressiva più personale si cela quasi sempre un sentire collettivo.
L’ispirazione, il bisogno, l’intuizione possono essere prerogativa del singolo, ma la loro origine affonda spesso in un terreno condiviso, un suolo pubblico.
Il desiderio di vivisezionare il linguaggio e i suoi elementi più microscopici non è tanto distante dal tentativo di immaginare un mondo senza dominazione o senso di conquista: epoche, mezzi, sensibilità diverse sono in grado di esprimere le stesse preoccupazioni e inquietudini.

Le tre mostre selezionate a febbraio sono un invito a ripensare al tempo e allo spazio che abitiamo, a come muoverci al loro interno, a quali rapporti dare priorità. Sono un tentativo di attivare nuovi dibattiti, di partecipare al discorso pubblico, sanare la distanza, sempre più incolmabile, tra plurale e singolare.

Nanni Balestrini. La rivolta illustrata - Galleria Frittelli arte contemporanea, Firenze (fino al 17 aprile)

Nanni Balestrini, Ondulé: Red rock, 1981. Credits Galleria Frittelli arte contemporanea

Nanni Balestrini ha guardato le parole come fossero esseri animati, con personalità, ritmi biologici, tratti peculiari. Le taglia, le smonta, le decompone e le riassembla, in una costruzione fatta di segni e interpunzioni, tratti distinti e isolati su uno sfondo, in una sorta di continuum tra linguaggio verbale e visivo.

Alla base del titolo della mostra curata da Marco Scotini sta il romanzo “La violenza illustrata”, pubblicato da Einaudi nel 1976, in cui Balestrini utilizza le parole per evocare immagini, sfruttando al massimo le potenzialità visive del linguaggio. 

Nelle opere in mostra, al contrario, le parole e le lettere rimpicciolite, ingrandite, allungate, reiterate, capovolte, squarciate, diventano immagini. In questa compenetrazione, in questo fluire ininterrotto tra sfera visiva e verbale, sta la comprensione, da parte dell’artista, dell’autonomia del linguaggio: corpo vivo, mutevole e vibrante.

Tra i protagonisti della stagione della neoavanguardia e figura chiave all’interno del Gruppo ‘63 insieme a — tra gli altri — Umberto Eco e Renato Barilli, nel 1993 Balestrini partecipa alla Biennale di Venezia e nel 2012 a Documenta 13 di Kassel. 

Oggi, per la terza volta celebrato con una personale dalla galleria fiorentina, l’artista milanese che ha usato “le parole come immagini e viceversa” rivive a sette anni dalla sua scomparsa in una selezione di oltre cento opere, in gran parte inedite, che spaziano dai collage ai materiali plastici, all’interno di un corpus irriverente che, refrattario alle costrizioni, si è nutrito della sua instancabile sperimentazione.

All That Changes You. Metamorphosis - Palazzo Te, Mantova (fino al 31 maggio)

Isaac Julien, All That Changes You. Metamorphosis, installation view. Courtesy the artist, Victoria Miro and Jessica Silverman. © The artist. Photos: Andrea Rossetti / Palazzo Te

“Una gioia per gli occhi e una festa del pensiero” viene definita l’installazione filmica che risuona negli spazi monumentali di Palazzo Te. Per la prima volta in Italia, Isaac Julien omaggia il complesso architettonico simbolo del manierismo italiano, un edificio che ha in sé un senso atavico di morte e distruzione e che allo stesso tempo trabocca di vita e colore.

Ispirato dal lavoro filosofico di Donna Haraway, il film dell’artista britannico è un invito a ripensare lo spazio, le risorse del globo e il nostro stare al mondo, ad “abbandonare l’idea di un soggetto umano privilegiato”1 in favore di uno sguardo universale rivolto a una trasformazione necessaria che riguarda l’intera contemporaneità.

Ruolo fondamentale giocano le architetture e gli ambienti all’interno del film, dalle foreste californiane al padiglione per la Kramlich Collection. Ma l’apice è raggiunto nella Sala dei Giganti, capolavoro di Giulio Romano affrescato tra il 1532 e il 1534. Lì dove tutto crolla, dove tutto è annientato dal peso insostenibile del cosmo, c’è lo spazio per cambiare. Sta proprio in quello spazio, come fa notare ancora Curioni, il nostro “compito di accettare che i problemi esistono. Il nostro mestiere intellettuale e artistico non è illuderci ma guardare la realtà delle cose, che è fatta di trasformazione”.

VIVONO. Arte e affetti, HIV-AIDS in Italia. 1982-1996 - Centro Pecci, Prato (fino al 10 maggio)

VIVONO. Arte e affetti, HIV-AIDS in Italia. 1982–1996, installation view, ph Andrea Rossetti 

“VIVONO” non è il racconto di un fenomeno pandemico. Si tratta di una mostra composita, che non funziona come sistema chiuso ma si attiva quando interagisce con lo sguardo esterno. È un dispositivo in cui soggettività e collettività hanno lo stesso spazio e la stessa risonanza, perché l’una non esiste senza l’altra.

Opere d’arte, poesie, paesaggi sonori e video insieme a materiali d’archivio e memorie personali ripercorrono ciò che è stato dal 1982, anno della prima segnalazione di AIDS in Italia, al 1996, anno dell’arrivo delle terapie antiretrovirali. Per la prima volta la storia della malattia più ghettizzante della storia contemporanea viene raccontata in una mostra istituzionale attraverso le voci di artisti italiani e internazionali toccati dalla crisi del virus. I poster di Gran Fury, così come le opere di Keith Haring, Nan Goldin, Robert Mapplethorpe e Porpora Marcasciano, non parlano della malattia, ma del “momento generativo”2 che ha rappresentato, della rete di rapporti e organizzazioni che hanno tradotto l’amore intimo e privato in azione politica e pubblica. Una storia che fa già parte dell’identità del Centro Pecci e della sua collezione permanente Eccentrica, nella quale il tema dell’HIV è centrale. 

La mostra si configura così come un racconto generazionale; invita a immedesimarsi in chi ha sofferto, soffermandosi sul duplice dolore causato dal contagio e dalla solitudine non scelta, ma imposta da quella parte di mondo che ha voluto definirsi “sana”. 

________

1 Stefano Baia Curioni, Direttore Palazzo Te
2 Press release