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5 mostre da vedere a settembre

La nostra guida alle mostre in Italia

01.09.2026

Per coloro che dal dovere scolastico sono passati, più o meno fluentemente, a dover stare al passo con l’arte contemporanea, settembre diventa un inizio per tutto. In agosto, tipicamente, non inauguriamo mostre e non frequentiamo nulla di più coinvolgente di leggere esperienze interattive (meglio se tra la spiaggia e il bar) e il continuo flusso dei raggi del sole ci rende troppo stanchi per compiere il minimo sforzo intellettuale.
A settembre però cambia tutto. Il primo giorno del mese ci regala, in modo enigmatico, delle raddoppiate forze mentali per poter affrontare una notevole quantità di eventi culturali rispetto agli altri mesi dell’anno. Siamo qui per orientarci insieme a voi tra tutto quello che succederà da qui in avanti, con cinque mostre da non perdere tra le tante in programma.

Alicja Kwade. ParaPosition, Piazza del Popolo e Sala delle Pietre, Todi (PG), fino al 4 e 25 ottobre

Alicja Kwade, 88 Seconds, 2017, ph Roman Marz

Alicja Kwade, ParaPosition, Todi, 2026; installation view; credits Clikkami.it

La pratica multidisciplinare di Alicja Kwade comprende scultura, installazioni su larga scala, film, fotografia e opere su carta; forme attraverso cui l’artista mette in discussione la nostra percezione dello spazio, del tempo, della materia e della realtà. Utilizzando la ripetizione, la decostruzione e la trasformazione di oggetti quotidiani e materiali naturali, Kwade crea situazioni che sfidano i nostri consueti modi di interpretare il mondo. Tra le artiste contemporanee più accreditate a livello internazionale – esposta, tra le altre, alla Whitechapel Gallery di Londra e all’Hamburger Bahnhof (Nationalgalerie der Gegenwart di Berlino) – arriva a Todi con un’installazione monumentale in Piazza del Popolo (fino al 25 ottobre) e una personale nella Sala delle Pietre (fino al 4 ottobre), entrambe curate da Marco Tonelli.
La mostra presenta alcune delle opere più iconiche dell’artista, dedicate al rapporto tra tempo, spazio e percezione, tra cui Against the Run (Dual), un monumentale orologio il cui quadrante ruota all’indietro mentre le lancette continuano a indicare l’ora corretta, e 88 seconds, una serie di anelli in acciaio che sembrano rimanere sospesi nel momento della loro caduta.

Mauro Staccioli. La scultura: segnare, interrogare, attraversare (1971-2016), Porto Ercole (GR), fino al 27 settembre

Mauro Staccioli. La scultura, materiali stampa

La mostra dedicata a Mauro Staccioli al Forte Stella di Porto Ercole propone una retrospettiva su ventidue opere tra sculture e disegni, attraverso cui è possibile ripercorrere lo sviluppo della ricerca dell’artista dal 1971 al 2016. Il percorso espositivo si inserisce nella particolare architettura del fortilizio: quattro sculture di grandi dimensioni sono collocate nei quattro angoli dei bastioni a forma di stella che racchiudono e sostengono la struttura esagonale del Forte, instaurando un diretto dialogo con lo spazio e con la sua conformazione.
All’interno delle sei sale triangolari, le opere sono presentate secondo un ordine cronologico, con quattordici sculture e quattro disegni che documentano diverse fasi della ricerca di Staccioli. Le sculture, realizzate in materiali quali ferro, cemento e acciaio corten, attraverso le loro dimensioni e il loro rapporto con l’architettura mettono in evidenza uno dei temi fondamentali della pratica dell’artista: la relazione tra la forma scultorea e lo spazio che la accoglie. I disegni su carta introducono invece una dimensione più raccolta e personale, permettendo di osservare il processo creativo e mostrando la continuità che lega, nella ricerca di Staccioli, progettazione, forma e spazio.

Claudio Barontini, Uno sguardo, Palazzo delle Esposizioni, Lucca, fino al 27 settembre

Claudio Barontini, Uno sguardo, materiali stampa

Patti Smith, Vivienne Westwood, Re Carlo III, Vittorio Gassman, Sylvester Stallone e Lindsay Kemp sono solo alcuni dei personaggi che compaiono, in bianco e nero, nei ritratti del fotografo e fotoreporter Claudio Barontini esposti al Palazzo delle Esposizioni di Lucca. Accanto ai ritratti saranno presentate alcune fotografie inedite e una selezione di immagini della serie Flâneur, realizzate durante i viaggi del fotografo tra città italiane e internazionali. Un nucleo speciale è dedicato al territorio lucchese, con ritratti di artisti e personaggi popolari – tra cui Nicole Kidman, Fernando Botero e Gabriella Ferri – realizzati negli anni, e fotografie scattate tra Lucca, Viareggio, Pietrasanta e Torre del Lago. Il percorso apre un dialogo tra la dimensione internazionale del fotografo e il suo sguardo sul quotidiano e sul territorio. A chiudere la mostra sarà la proiezione del documentario Kemp-Barontini: Drawings and Pictures (2020), diretto da Cristiana Cerrini.
In un’epoca in cui milioni di fotografie, nuove e d’archivio, sono a portata di un semplice click, l’incontro diretto con una fotografia – soprattutto se analogica – conserva qualcosa di intimo. È anche questo a rendere significativo il lavoro di Barontini: i suoi ritratti sembrano trattenere qualcosa del momento in cui il fotografo ha incontrato i suoi soggetti.

We All Needed the Same Sun, A Plus A Gallery, Venezia, fino al 30 settembre

Matilde Sambo, Sogno lucido, detail, ©Mattia Mognetti

L’affermazione del titolo evidenzia una distinzione che per secoli ha posto l’uomo al di fuori – e al di sopra – della natura. È proprio su questa frattura che si costruisce We All Needed the Same Sun (“Avevamo tutti bisogno dello stesso sole”), progetto conclusivo dell’undicesima edizione dell’International Curatorial Programme della School for Curatorial Studies Venice, che riunisce il lavoro di dieci artisti e tredici curatori internazionali. 
La natura precede l’uomo di circa 13,8 miliardi di anni e continua a trasformarsi secondo dinamiche che sfuggono al nostro controllo. Eppure, nel corso della modernità, il rapporto con il mondo naturale si è progressivamente fondato sull’appropriazione: estrarre, consumare, modificare e sfruttare. We All Needed the Same Sun mette in discussione questa presunta centralità dell’uomo attraverso una serie di associazioni tra forme, materiali e differenti modalità di guardare al vivente.

When Species Don’t Meet, Spazio Volta, Bergamo, fino al 12 settembre

When Species Don’t Meet, installation views, ph Zoe Speziale, Edoardo Bonacina

When Species Don’t Meet (“Quando le specie non s’incontrano”) nasce dal confronto tra le pratiche degli artisti invitati e la collezione del Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi. Il progetto prende avvio dall’esplorazione dei depositi del museo, dove gli artisti hanno individuato alcuni reperti successivamente integrati nelle opere: tra questi, lo scheletro di una tartaruga Caretta caretta, una pelle di giaguaro, alcune giare da esposizione e alcuni elementi provenienti dalle collezioni civiche.
Al centro della mostra vi è il modo in cui l’animalità viene osservata, rappresentata e resa visibile attraverso i dispositivi istituzionali che ne determinano la percezione. Il museo di scienze naturali passa dall’essere un luogo di conservazione a rappresentare uno strumento di conoscenza che, coinvolgendo apparati diversi – dalla tassidermia ai diorami – ordina e trasforma il vivente in sapere e immagine.
In questo contesto, l’ecologia emerge come una questione non soltanto ambientale, ma anche politica e percettiva. When Species Don’t Meet mostra come ogni pratica di osservazione e conservazione implichi una precisa struttura di potere, capace di stabilire ciò che deve essere visto, classificato e preservato. La mostra porta così in primo piano lo squilibrio di questa relazione, interrogandosi al tempo stesso su ciò che, all’interno di tali sistemi, rimane invisibile, escluso o marginale.

Editato da Claudio Santoro