OPEN CALL FOR ARTISTS – INTRACORE – IV edition of the contest announced by Ghëddo

Dall’11 giugno all’11 luglio 2025 è aperta INTRACORE, IV edizione di TO.BE, un progetto promosso da Ghëddo e dedicato all’arte contemporanea e allə artistə emergenti. Attraverso una rete di collaborazioni con musei, fondazioni, gallerie e spazi indipendenti del territorio di Torino, TO.BE intende offrire un ponte tra formazione e professione, sostenendo la crescita di nuovi talenti attraverso mostre personali, bipersonali, collettive e altre forme di supporto alla sperimentazione artistica. La call è rivolta ad artistə provenienti da accademie e corsi di laurea di tutta Italia, frequentanti e laureatə a partire dall’anno 2020. La partecipazione è gratuita.
The Thinking Hands

The Thinking Hands Three years after the major retrospective held in collaboration with MUACC in Cagliari, this exhibition, curated by Paolo Cortese and Francesco Romano Petillo, offers the Athenian public a curated selection of works spanning from the early 1970s to the present. The works on display provide a clear insight into the artistic […]
Open Studio a Casa degli Artisti

Due residenze in dialogo l’11 giugno, dall’Arabia Saudita a Milano, passando per il tempo, la luce e l’ecologia poetica: un pomeriggio per esplorare l’arte nel suo farsi, tra studio visit, incontri e visioni in corso. Mercoledì 11 giugno, dalle 17.00 alle 21.00, Casa degli Artisti apre le porte per un nuovo Open Studio, un’occasione unica per incontrare da vicino le artiste e gli artisti in residenza e scoprire i progetti in corso all’interno degli atelier. L’iniziativa si sviluppa su due percorsi distinti: da un lato il lavoro delle artiste saudite Madhawi AlGwaiz e Latifa AlBokhari, in residenza a Milano grazie alla collaborazione con il Misk Art Institute e la curatela di That’s Contemporary; dall’altro, gli otto protagonisti della residenza AAA – Atelier Aperti per Artista, attualmente attivi negli spazi della Casa. Al centro della proposta delle artiste saudite c’è il tema dell’acqua come elemento di memoria, trasformazione e connessione. In Men Almaa, Madhawi AlGwaiz indaga il comportamento delle onde e della luce nell’acqua; in What Once Was, Latifa AlBokhari rilegge Milano attraverso i suoi corsi d’acqua nascosti, unendo fotografia e tessile in una narrazione urbana e intima. I loro atelier saranno visitabili l’11 giugno, e il giorno seguente (12 giugno) sarà possibile partecipare a un workshop gratuito condotto dalle artiste e introdotto dalla filosofa Arianna Jakubowki. Contemporaneamente, il pubblico potrà visitare gli studi degli artisti e delle artiste della residenza AAA, un programma che offre spazi di lavoro protetti in città e accoglie progetti che attraversano media e tematiche differenti. Tra questi, la ricerca sul tempo di William Aparicio, la resurrezione linguistica di Sabrina D’Alessandro, la scultura sensoriale di Francesco De Molfetta, i mari monocromatici di Sabine Delafon, le installazioni sonore di Graziano Folata, i drappi narrativi di Coquelicot Mafille, le lucigrafie astronomiche di Claudia Mendini, e la ricerca sulle sessualità animali di Benedetta Panisson. L’Open Studio dell’11 giugno si configura come un momento aperto di scambio e confronto, in cui arte, ricerca e relazione trovano spazio in una dimensione non espositiva ma processuale. Un’occasione per esplorare le domande e le visioni che animano la creazione contemporanea, in un luogo che continua a essere fucina di esperimenti e dialoghi interdisciplinari.
Laborintus

Laborintus Laborintus è un rito scenico in cui convivono l’installazione artistica, la rapsodia poetica, la performance della tradizione teatrale dell’Odin Theatret e la musica per videogames. Il titolo, di sapore sanguinetiano, si riferisce alla schizofrenica pianificazione urbanistica degli spazi occupati da parte di Israele in Palestina, un intreccio di vie sotterranee, ponti sopraelevati, mura […]
Memories of Water, Memories of Air

Memory of Water, Memory of Air brings together five artists whose works explore the body as a site of memory, ritual, and transformation. Through movement, sound, video, and performance, the programme navigates themes of cultural erasure, displacement, ancestral healing, and corporeal presence — shaped by the shifting forces of water and air. At its core lies a question: Can ephemeral arts — a language of the body, movement, and sound — create spaces of remembrance and resilience in times of crisis and ecological instability? By reflecting on lost or threatened natural elements — clean air, clean water — the programme considers how temporary experiences might nurture collective memory, offer space for grieving, and shed light on our complex relationship with an environment in flux. Rooted in the folk traditions of Eastern Europe and shaped by voices often excluded from mainstream climate discourse — such as those of the Polish Łemko community, whose water rituals offer unique perspectives on ecological memory, displacement, and adaptation — this project unfolds as both a lament and a call to action. It creates space where the ephemeral and the elemental entwine, transforming movement, sound, and visual arts into vessels for the documentation and transmission of ecological, embodied, and ancestral memory.
Sine, Sole, Sileo

Sine, Sole, Sileo Lo spazio non si impone, ma invita. Questo il punto di partenza della mostra: un luogo nascosto, quasi invisibile, sotto il livello della piazza. Per scoprirlo, bisogna andare di sotto, percorrere le scale che conducono da piazza XXV Aprile allo spazio sotterraneo.“Art will go underground”, dichiarava M. Duchamp durante una famosa […]
GIGI GUADAGNUCCI GIO’ POMODORO. CONVERSAZIONE SULLA NATURA

GIGI GUADAGNUCCI GIO’ POMODORO. CONVERSAZIONE SULLA NATURA In occasione dei 110 anni dalla nascita dello scultore Gigi Guadagnucci e dei 10 anni dall’apertura del Museo a lui dedicato, l’Amministrazione Comunale di Massa ed in particolare l’Assessorato alla Cultura presentano la mostra “Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro | Conversazione sulla natura”, a cura di Mirco Taddeucci, […]
Connexxion 2025

Dal 7 al 14 giugno 2025, con un’anteprima il 6 giugno al Mercato Civico di Savona, ritorna la terza edizione di CONNEXXION, il Festival Diffuso di Arte Contemporanea curato da Livia Savorelli e promosso dall’Associazione Culturale Arteam con il patrocinio del Comune di Savona. Realizzato con il contributo del Comune di Savona, della Fondazione Agostino De Mari e dell’Unione Industriali della Provincia di Savona, l’edizione 2025 di CONNEXXION, dal titolo “Liberi dentro, liberi fuori”, conferma la sua vocazione partecipativa e relazionale, coinvolgendo alcune delle vie e piazze più iconiche e alcuni monumenti della città di Savona, al centro della performance Io non ho vergogna. Itinerante di Mona Lisa Tina e dello Special Project Monumenta Italia / Cantiere Savona, un progetto di arte pubblica di Irene Pittatore, a cura di Lisa Parola e Tea Taramino.
ICONORAMA

ICONORAMA La Galleria Giovanni Bonelli è lieta di presentare nella sua sede di Milano ICONORAMA, la mostra collettiva degli artisti Enne Boi, Marco Bongiorni, Nicolò Bruno, Matteo Capriotti, Carlos Casuso, Matteo Coluccia, Marco Paleari, Andrea Loi, a cura di Davide Serpetti. Trascendere il confine tra umano e divino ed elevare il volto a simbolo di […]
BELLADONNA OF SADNESS

BELLADONNA OF SADNESS DAVIDE SERPETTI A cura di Giorgia Achilarre Inaugurazione giovedì 29 maggio alle ore 18.00 29.05 – 15.07.2025 La Galleria Giovanni Bonelli è lieta di presentare nella sua sede di Milano BELLADONNA OF SADNESS, la mostra personale dell’artista Davide Serpetti, a cura di Giorgia Achilarre. C’è una pittura che non chiede il permesso di esistere, non pretende di essere attuale, né di assecondare le mode del sistema. Davide Serpetti appartiene a questa categoria di artisti: pittori nel midollo, devoti al gesto, capaci di manipolare l’immagine con una consapevolezza che si nutre di cultura visiva, cinema, archetipi e mitologie personali. Mutuato dal celebre anime psichedelico di Eiichi Yamamoto del 1973, Belladonna of Sadness è un titolo che spiazza e allo stesso tempo affascina, diventando la chiave per comprendere una mostra intensa, ambiziosa e profondamente interiore. La narrazione visiva prende forma proprio a partire da tale suggestione, articolandosi in un percorso fatto di immagini che dialogano fra loro per accostamenti. Alcune opere, in particolare, rafforzano l’idea di un racconto in due tempi, in cui la figura si specchia in sé stessa o in un suo alter ego, alimentando una tensione che allude al concetto junghiano di ombra. È qui che l’artista inserisce i grandi temi della sua ricerca quali la devozione, le relazioni sbilanciate, la dualità, nonché la spiritualità laica di una generazione – la nostra – che ha sostituito la fede con l’immagine. Serpetti lo fa attraverso una pittura che non ha paura di essere lirica e tragica, colta e contaminata, e in dialogo con l’immaginario cinematografico di Stanley Kubrick, Gus Van Sant, David Lynch e Quentin Tarantino, ma anche con i martiri cristiani, gli eroi pop e i santi queer. Echi del Romanticismo si fondono con la sottocultura visiva dei primi anni Duemila, come se William Blake incontrasse il videoclip di un gruppo post-grunge. Per quanto riguarda la struttura formale, il guerriero, il paesaggio simbolico, il ritratto iconografico rappresentano i cardini di una ricerca che da anni insiste su un tema cruciale — la rappresentazione dell’identità come superficie riflettente, mai definitiva. Le sue figure sembrano apparizioni, e i volti – ispirati all’Ecce Puer di Medardo Rosso – diventano maschere traslucide, inquietanti nella loro ieraticità. Tuttavia, Belladonna of Sadness non è solo uno statement esistenziale; è anche una riflessione sulla pittura nel tempo presente. In un mondo dove tutto scorre su uno schermo, Serpetti rivendica la fisicità dell’immagine, il pigmento, la macchia, l’errore. «La pittura», dice, «non ha bisogno del Wi-Fi». È una pratica arcaica che continua a raccontarci storie, se solo sappiamo ascoltarle. E in queste storie, forse, troviamo ancora uno spazio per riconoscerci. Davide Serpetti (L’Aquila 1990), Vive e lavora a L’Aquila e a Milano, Il lavoro di Davide Serpetti si configura come una profonda investigazione pittorica del valore dell’immagine, fra icona e simulacro, e del fare pittorico come atto di creazione, in un mondo già saturo di stimoli visivi. Andando oltre ogni intento di una rappresentazione descrittiva o narrativa, i soggetti di Serpetti sono rielaborazioni mentali che attingono a una serie di archetipi, forme figurative primordiali ricorrenti in secoli di civilizzazione, che si mescolano agilmente a rimandi culturali e simbolici della società contemporanea globale. I lavori più recenti, come l’artista dichiara, sono il risultato di un desiderio, forse utopico, di emanciparsi progressivamente da qualsiasi immagine preesistente. Galleria Giovanni Bonelli Via L. P. Lambertenghi 6 | Milano |0287246945 |info@galleriagiovannibonelli.it |www.galleriagiovannibonelli.com