Il Carnevale come sistema vivente: antropologia e arte contemporanea alla Casa degli Artisti



Il 28 marzo la Casa degli Artisti di Milano ospita Carnevale re d’Europa. Viaggio antropologico nelle mascherate d’inverno, un incontro pubblico che esplora le mascherate invernali europee attraverso la ricerca antropologica e la pratica artistica contemporanea. L’evento riunisce Giovanni Kezich e Antonella Mott, il cui lavoro di ricerca a lungo termine ha reinterpretato le tradizioni carnevalesche come strutture culturali condivise, anziché come fenomeni locali isolati. Sviluppata all’interno del progetto internazionale Carnival King of Europe, la loro ricerca mette in luce schemi simbolici ricorrenti tra le diverse regioni, legati ai cicli stagionali, alla trasformazione e al rapporto tra esseri umani e mondo non umano.
Questa prospettiva risuona fortemente con la pratica di Matteo Bicego, la cui residenza a Casa degli Artisti fornisce il contesto per l’evento. Lavorando all’intersezione tra pittura e ricerca sul campo, Bicego si confronta direttamente con le mascherate cerimoniali invernali, considerandole non come soggetti da documentare, ma come sistemi viventi da sperimentare e reinterpretare.
Per Omnirica – Spazi desideranti, la nuova residenza annuale, la sua ricerca si concentra sul legame tra spirito animale e riti stagionali di passaggio. Le figure che emergono nel suo lavoro – maschere, esseri ibridi, presenze ancestrali – operano come entità liminali, ponte tra passato e presente. Radicate nella partecipazione diretta agli eventi rituali, le sue pitture traducono queste esperienze in composizioni su larga scala che evocano trasformazione, fertilità e rinnovamento. Le forme tradizionali vengono così riattivate come dispositivi simbolici contemporanei: figure protettive e apotropaiche che funzionano quasi come nuove mitologie all’interno di un linguaggio visivo post-contemporaneo. Le opere fotografiche di Andi Saraci, che documentano maschere zoomorfe attraverso la ricerca sul campo, ampliano ulteriormente questa prospettiva, enfatizzando la dimensione relazionale e performativa di queste pratiche.
Più di un semplice incontro, l’evento offre una riflessione su come il rituale continui a operare come forza culturale vivente: accessibile, reinterpretabile e riattivabile ancora oggi dall’arte contemporanea.