PARABOLḗ di Meri Tancredi


Un secondo movimento di Alfabeti 2026, progetto dedicato alla lettura visiva e al ruolo della scrittura nei linguaggi contemporanei
PERUGIA – Alfabeti 2026 prosegue il suo cammino e arriva nel cuore della città. Mentre Perugia pulsa di festival estivi, il progetto di Brand Culturale con il suo Osservatorio sceglie il centro storico per il suo secondo movimento: Parabolḗ di Meri Tancredi.
Dopo l’apertura di Scultura Corale 01 di Alessandro Piergallini a Ponte Felcino, la ricerca si sposta dal fiume alla pietra antica, dentro i vicoli che in queste settimane vibrano di voci e di musica. Resta fermo il filo che attraversa l’intero percorso: la scrittura che esce dalla pagina e si fa luogo.
La lettura visiva è qui una necessità culturale e una responsabilità condivisa: attraversa il sistema visivo, le scritture nello spazio pubblico e le pratiche dell’arte in cui la parola diventa gesto, materia e spazio. Il percorso conferma una scala raccolta, fatta di pochi giorni, di spazi prossimi e di presenze, perché la qualità nasce dall’attenzione e dalle relazioni dirette. In una stagione di grandi raduni, Osservatorio offre un tempo lento, una soglia in cui fermarsi e leggere.
La mostra / Parabolḗ (Παραβολή) indica nella sua radice la posizione di un ente accanto a un altro, il confronto di una cosa con un’altra. La stessa radice genera la parola latina che diventa insieme «parabola» e «parola» e nella Vulgata di San Girolamo, dove le parabole sono considerate le parole divine per eccellenza, se ne ha una testimonianza dell’evoluzione di significato. Da questa soglia tra lingua e immagine prende corpo il lavoro di Meri Tancredi, una ricerca avviata nel 2015 attorno alle «Tavolette di Armonia» citate da Nonno di Panopoli nella Dionysiaca, ultima traccia scritta di una tradizione orale assai più antica, che toccava aspetti ancestrali della vita umana.
Le tavolette intrecciano il mito di Armonia a quello di Phánēs, il «portatore di luce», figura primordiale della cosmogonia orfica nata dall’uovo del mondo, all’origine di ogni vita successiva. Attorno a questa traccia rarefatta l’artista raccoglie e confronta testi di epoche lontane, da Diodoro Siculo a Ovidio, da Apollodoro a Plutarco: la materia di ogni mito affrontato, il confronto di più voci che parlano della stessa cosa e ne generano un’altra. La stratificazione di saperi orali e scritti, i continui adattamenti nel tempo e nei luoghi, lasciano una perturbante incertezza di lettura. Le tavolette restano introvabili, eppure parlano di storie diventate parte di religioni e narrazioni di tutto il mondo. Una storia che si vuole avvicinare a quella degli originali, rimpicciolendosi, nello spazio e nel tempo, fino a non essere più percepite, perché in fondo la luce, quando viaggia, non si vede.
L’artista / Meri Tancredi (L’Aquila, 1976) è un’artista transumante: nei suoi movimenti esplora il rapporto tra linguaggio, spazio, materia e percezione. Interroga il proprio universo inconscio per porlo in rapporto con un tempo collettivo, coagulando le riflessioni in tracce semantiche, a volte precise e rigorose, altre labili e contorte, metafore antropologiche e antropiche. Attiva dal 1996, ha esposto in mostre, ricevuto premi e partecipato a residenze a livello nazionale e internazionale. Dal 2013 affianca alla pratica artistica l’attività didattica in ambito pittorico, e oggi è docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia. Il suo percorso attraversa il Sister City Light Festival di Tübingen, il Miami New Media Festival, il Premio Libro d’Artista della Fundaciòn Ankaria di Madrid, finalista al Premio Scultura della Fondazione Henraux, il gemellaggio artistico tra Perugia e Grand Rapids, con l’ArtPrize al Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park, fino alle collezioni pubbliche del MUSA e della Biblioteca Vallicelliana di Roma.
Alfabeti 2026 / Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con presenze di riferimento del progetto grafico e dell’arte contemporanea, una open call rivolta alle giovani generazioni e una restituzione editoriale finale, una lettura critica del lavoro svolto. L’Umbria resta condizione di lavoro: un territorio che offre concentrazione, prossimità e continuità del tempo.
Sito web: www.brandculturale.it/osservatorio