Rebecca: “un manifesto sensible”. Benni Bosetto al Pirelli HangarBicocca a Milano
30.06.2026
È un incubo, ma addomesticato: uno di quelli che si sono presentati talmente tante volte da non fare più paura. Qui, un’angoscia che ci svegliava sudati diventa curiosità; il disgusto si trasforma in una calma accettazione della bizzarra informazione visiva, senza suscitare particolari reazioni istintive.
Che fosse uno strano sogno lo conferma anche il distorto scorrere del tempo. La prima nota vocale alla mostra Rebecca di Benni Bosetto l’ho registrata alle 13:46, l’ultima alle 15:50, senza piena coscienza di dove si sia disperso quello spazio-tempo trascorso nei 1.400 metri quadrati dello Shed di Pirelli HangarBicocca a Milano.
Benni Bosetto, Rebecca, Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio
Concepita come un ambiente da abitare, Rebecca è la prima mostra personale di Benni Bosetto (Merate, 1987; vive e lavora a Milano) in uno spazio museale. Il titolo trae spunto dall’omonimo romanzo del 1938 di Daphne du Maurier, in cui la casa è protagonista e conserva la memoria di una donna defunta che portava lo stesso nome.
Sul tema della casa e della domesticità mi sono già soffermata nel saggio Casa e domesticità nell’arte contemporanea, pubblicato su Kabul Magazine nel 2021 (da leggere qui)
Lo spazio della mostra è progettato su tre aree — cuore, pancia e guancia — separate tra loro da una travolgente quantità di tende decorate con disegni dinamici e opere: La bocca (2022), La guancia (2026), Le porte (2026), Le cellule (2026) e Gli occhi (2026), e altre, dando vita a una forma ibrida tra architettura e organismo vivente.
Per “dinamici” non intendo opere animate o legate ai nuovi media. Si tratta di disegni simili tra loro che, però, si sviluppano progressivamente verso una dimensione sempre più erotica, per esempio una mela che lentamente assume la forma di un sedere. La differenza evidente si percepisce solo tra il primo e l’ultimo, ma nel loro insieme danno l’idea di un processo visivo in divenire. Le pennellate ad acquerello su uno dei tessuti inizialmente ricordano una nota musicale, per poi rivelarsi come il corpo di un uomo disteso sulla schiena, con il pene esposto. Anche quello che potrebbe essere un fiore in boccio diventa un organo genitale.
Come stabilisce la seconda legge della termodinamica, l’entropia aumenta sempre in un sistema chiuso. Un organismo (come quello della mostra), invece, non è un sistema chiuso: scambia continuamente energia e materia con l’ambiente, mantenendo il proprio equilibrio grazie a un continuo susseguirsi di movimenti e trasformazioni.
Benni Bosetto, Le cellule (particolare), 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio
Attraverso il disegno, l’installazione, la scultura e la performance, e attingendo a fonti letterarie, antropologiche, popolari e cinematografiche, così come alla tradizione psicoanalitica e alla storia dell’arte, l’artista esplora la fisicità dei corpi attraverso questo smisurato organismo femminile che è Rebecca, analizzandola nei suoi diversi aspetti: come identità, nel contesto delle relazioni interspecie, nel rapporto con l’ambiente e, infine, come espressione dell’erotismo e della libertà del desiderio.
Il corpo, per l’artista, è uno strumento attivo di relazione con il mondo, sia come materia organica sia come simbolo, il vero e proprio centro della sua ricerca.
Per ragioni non del tutto chiare, la maggior parte dei visitatori comincia dal cuore, lo spazio longitudinale sulla sinistra dell’entrata. Si potrebbe considerare naturale entrare direttamente dall’ingresso verso la parte centrale, la pancia, ma lo fanno in pochi. Sarà la psicofisiologia della percezione, che crea un’attrazione verso le luci rosse prevalenti in questa parte, oppure, più semplicemente, perché è anche naturale iniziare da sinistra e procedere in senso orario. Io preferisco pensare che sia perché alla pancia, territorio del gut feeling, presunto centro dell’intuizione, è meglio non avvicinarsi in fretta, soprattutto se la struttura viva è esposta. Il cuore, alla fine, sembra molto più resistente.
Benni Bosetto, Porta della spogliarellista, 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio (sinistra); Benni Bosetto, Porta pannocchia, 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio (destra);
Nel cuore della mostra, Bosetto si avvicina al linguaggio artistico anche attraverso la danza classica, sottolineando il rigore del gesto e la consapevolezza del corpo come strumento espressivo. Da questo ambito nasce Tango (II version) (2023–26), un’installazione e performance ispirata al tango e all’ambiente tipico della milonga. I ballerini, indossando copricapi raffiguranti animali e piante, danno vita a una coreografia interspecie. Il lavoro riflette sull’innamoramento come processo di intossicazione e sulla fisicità dei sentimenti, giocando con cliché e archetipi dell’amore. In questo contesto, l’approccio radicale alla manualità e alla fisicità del fare artistico costituisce uno degli snodi centrali del lavoro d’artista.
Nella pancia entriamo attraverso un buco della serratura. Lo stesso motivo si ripete e si moltiplica sul tessuto che riveste l’ingresso. I dettagli sono incredibilmente importanti, come in ogni sogno. Senza il tempo e l’attenzione dedicati all’esplorazione, non avremmo scoperto, ad esempio, una conchiglia con le gambe di una bambola, o un’intera figura umana in miniatura immersa nel cotone idrofilo nella piccola fessura di una delle porte. Questo continuo processo di scoperta di forme sempre nuove provoca una sorta di ipnosi. Il percorso attraverso la mostra è costellato di apparenti coincidenze che, in realtà, coincidenze non sono.
È sorprendente come i dettagli emergano nel tempo, o nel ripetersi dei tentativi. A prescindere dal fatto che si tratti di una disposizione comune dell’essere umano — che, nella ripetizione, affina lo sguardo e la percezione — qui questa dinamica è stata colta e resa esperienza.
Benni Bosetto, Confessionale animale, 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio (sinistra); Benni Bosetto Porta pomi d’oro (particolare), 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio (destra);
Carte da parati decorate, tende, pizzi e tessuti trasparenti, fiocchi: incontriamo una moltitudine di materiali che danno un senso di abbraccio e protezione.
Ma i materiali non sono soltanto accoglienti. Rimandano anche a una dimensione infantile e nostalgica, come nel gesto del nascondersi dietro le tende in Gli occhi (2026). A volte, invece, i tessuti si muovono quasi senza che il pubblico se ne accorga, non c’è una chiara origine del vento, come se lo spazio fosse in continuo mutamento, ricordando che la mostra è stata concepita per vivere e che non è interamente sotto il nostro controllo.
Al contempo, affiora una molteplicità di forme inquietanti: maniglie che levitano sopra porte disposte orizzontalmente, con le aperture rivolte verso il suolo; falene, mosche, scarafaggi; masse in ceramica arrotondate che “strisciano” fuori da anfratti e fessure.
Questo immergersi in un ambiente surreale, onirico e stranamente organico è interrotto soltanto dagli intensi e frequenti suoni delle ricetrasmittenti, ormai parte integrante della galleria, che riportano lo spettatore alla realtà in modo piuttosto brusco.
Benni Bosetto, Gli occhi, 2026 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026. Prodotto da Pirelli HangarBicocca Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio
Le esposizioni nel Pirelli HangarBicocca di Milano, dall’installazione permanente I Sette Palazzi Celesti (2004–2015) di Anselm Kiefer alle mostre Take Me (I’m Yours) (2017–2018), Digital Mourning di Neïl Beloufa (2021–2022) e Ground Break di Nari Ward (2024), tendono a misurarsi senza timidezza con lo spazio enorme che hanno a disposizione. Non c’è dubbio che ogni metro quadrato sia stato ponderato, non lasciato al caso, anche quando rimane vuoto (alcuni direbbero: soprattutto quando rimane vuoto). Sospetto la stessa intenzione nei piccoli dettagli lasciati in apparente disordine nei vari angoli di Rebecca: pezzi di vecchi giornali e cartone, briciole sul pavimento, cavi arrotolati tra oggetti disposti con cura. Questi dettagli hanno l’indispensabile potere di incrinare la scena, che altrimenti rischierebbe di scivolare nella scenografia, anche se l’artista stessa conferma di essere affascinata dai codici della messa in scena.
La mostra si fonda su sensibilità, emozione e trasformazione come esperienza collettiva. L’obiettivo di Bosetto e della curatrice Fiammetta Griccioli è trasmettere un senso di leggerezza, riposo e piacere, in naturale opposizione all’onnipresente culto della produttività. Rebecca è un “manifesto sensibile” che riflette sulle molteplici tensioni del presente: libertà e controllo, autodeterminazione e costrizione, produttività e desiderio. Sottrarsi alla logica dell’efficienza è uno degli intenti di questo fare lento che la mostra invita a sperimentare. Fino a far sì che il “sognare a occhi aperti” venga proposto come forma di resistenza.
Benni Bosetto, Rebecca, Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio
Editato in italiano da Marianna Reggiani