La dimensione della ricerca alla Real Academia de España en Roma
Gli studio visit a Federico Clavarino e Miguel Fructuoso
21.04.2026
Quali istituzioni d’arte straniere sono in grado di incidere in modo attivo e significativo sull’ambiente culturale di una metropoli storica come Roma? Città irregolare e visionaria, riesce a coniugare sotto molteplici aspetti la ricerca contemporanea con una straordinaria pluralità di esperienze. In particolare, le accademie e gli istituti stranieri distribuiti in maniera eterogenea nel tessuto urbano sono circa settanta. Eccetto rari casi, operano come realtà isolate o autoreferenziali, seppur dialogando costantemente con il pubblico, contribuendo così ad ampliare le proposte. Trattandosi di luoghi di residenza per creativi attivi in specifici ambiti di ricerca e studio, il primo contributo consiste nell’offrire un punto di vista alternativo. In questo contesto si delinea per la città un ridimensionamento del tradizionale sistema espositivo, che assieme alla crescente autonomia degli artisti e al ruolo sempre più incisivo dei canali di comunicazione, concorre a definire un panorama culturale più articolato.
© Ingresso Real Academia España Roma. Ph. Credit Julio Galeote / © Chiostro Real Academia España Roma. Ph. Credit Julio Galeote
A questo proposito, un ruolo di particolare rilievo è ricoperto dalla Real Academia de España en Roma — fondata nel 1873 e attiva dal 1881 — che quest’anno ha messo a disposizione diciannove borse di studio in diverse discipline, prevedendo anche la possibilità di condividere spazi di studio e ponendo in relazione i borsisti con tutto ciò che la città può offrire, in particolare con la morfologia del territorio su cui sorge. Ogni anno, l’Accademia organizza gli Open Studios e la mostra finale dei ricercatori. A tali iniziative si aggiungono ulteriori manifestazioni estemporanee, come talk e seminari, con l’obiettivo di supportare lo studio e l’indipendenza delle ricerche.
© ATELIER XYZ, Tempietto di San Pietro in Montorio, Real Academia España Roma / © Chiostro Real Academia España Roma. Ph. Credit Julio Galeote
Visitare gli studi della Real Academia de España en Roma significa affacciarsi su uno dei punti panoramici più rilevanti della città, immerso in un contesto talmente sublime da sembrare quasi irreale. Tutto ciò schiude a una questione ben più complessa, relativa alle modalità che rendono possibile conoscere la città e al metodo che ogni borsista adotta non solo per confrontarsi con ciò che appare compiuto e armonico, come il contesto che lo ospita, ma per problematizzarlo e indagarlo criticamente. Seguendo questo approccio emerge un dubbio: come generare un impatto positivo sulla propria ricerca senza ridurre l’efficacia al solo arco temporale della residenza. La risposta risiede nella formazione e nella tenacia di ogni frequentatore, perciò città e ricerca devono condividere una medesima tensione capace di sfiorare i dati reali per abbracciare l’utopico, trasformando tutte le risorse urbane fisiche e immateriali in un vivo stimolo d’indagine. Nel caso della Real Academia de España en Roma tutto ciò si traduce nella trasformazione di un valore privato in un patrimonio collettivo, capace di accogliere il sedimentarsi delle conoscenze come eredità condivise. L’era contemporanea, enfatizzando il senso dell’istante, è un’epoca segnata dalla complessità, in cui le trasformazioni intrecciano diversi saperi, tanti quanti sono le discipline di studio proposte dall’Accademia stessa.
© Giardino Real Academia España Roma. Ph. Credit Julio Galeote
La scelta degli studio visit ai borsisti Federico Clavarino e Miguel Fructuoso, rispettivamente in Arti Visive e Arti Plastiche, non è casuale in quanto entrambi, nella loro radicale diversità, hanno saputo affrontare i propri ambiti di analisi aggiornandoli e contestualizzandoli rispetto ad alcune questioni identitarie della storia passata e presente di Roma. Sebbene gli incontri si siano tenuti negli ultimi giorni del mese di marzo scorso, è stato necessario del tempo affinché generassero riflessioni, soprattutto nella certezza che entrambe le ricerche hanno saputo cogliere dati caratteristici della città, restituendo una realtà ancora più articolata.
Lo studio di Federico Clavarino alla Real Academia España Roma, Courtesy of the artist
Lo studio di Federico Clavarino (Torino, 1984) si trova al piano terra dell’Accademia e si affaccia su una porzione dei giardini. Nella parte inferiore l’artista svolge l’attività di analisi con l’uso di macchine fotografiche e strumenti per l’orientamento della luce, due scrivanie accolgono dei volumi e una piccola stampante 3D, mentre sulle pareti sono affissi scatti e frammenti d’immagini da elaborare. Con la calma pacata che lo contraddistingue, l’artista racconta il progetto che sta sviluppando in residenza, incentrato sul taglio inteso come concreta necessità di scoperta, fase di scelta e ricostruzione di un immaginario proprio che trascende mutando radicalmente rispetto ai dati raccolti in partenza. Il tema presenta interessanti motivi d’indagine circa le pratiche di studio anatomiche e di disegno architettonico della storia dell’arte, temi tutti approfonditi nelle biblioteche dell’American Academy così come presso la Bibliotheca Hertziana, Max Planck Institute for Art History di Roma.
Il lavoro fotografico di Federico Clavarino alla Real Academia España Roma / Scultura vitrea di Federico Clavarino alla Real Academia España Roma, Courtesy of the artist
Nella fase di analisi, la fotografia è utilizzata in modo sperimentale, rivelando l’oggetto in maniera perturbante e surreale. Si avvia così un vero e proprio processo d’indagine basato sulla dialettica tra la forma affiorata dallo scatto e la sua traduzione tridimensionale sotto forma di scultura vitrea. Ne emerge una tensione costante tra il dato iniziale e quello finale, che rivela come la natura della macchina fotografica si alteri trasformandosi in scultura, consentendo di conseguenza l’accesso a differenti livelli di comprensione dell’oggetto, indipendentemente dall’integrità visiva.
Lo studio di Miguel Fructuoso Real Academia España Roma, Courtesy of the artist
Diversamente Miguel Fructuoso (Murcia, Spagna, 1971) evidenzia una ricognizione di grande efficacia circa le questioni di riproducibilità e autorialità: l’indagine è basata su un complesso storytelling e sul valore del “fake”, in quanto l’artista elabora una narrazione legata a una raccolta d’arte fittizia, chiamata Collezione Cohen-Wesselmann, ricostruendone le origini, le vicende dei collezionisti e le sedi museali dove è stata esposta. Il racconto si fa avvincente, in quanto sono riprodotti anche il merchandising museale, i dépliant informativi, intere campagne di comunicazione assieme alle foto storiche dei due fondatori. Va ricordato che il collegamento diretto, altrettanto fittizio , con la città Roma è datato 1935, quando una valigia colma di disegni della Collezione viene lasciata dai due fondatori nell’abitazione di Mario Mafai e Antonietta Raphael, per poi essere affidata all’allora direttore della Real Academia de España. Così entrando negli ambienti dello studio di Fructuoso si è colti da un particolare senso di spiazzamento, sia per la linearità con cui è stato sviluppato il progetto sia per la diversità del materiale raccolto. Considerando come le raffigurazioni affisse presentano specifici stilemi visivi che attingono a riferimenti della storia dell’arte — come il Costruttivismo russo di El Lissitzky e Sophie Taeuber-Arp e soprattutto la linearità disegnativa di Pablo Picasso nel periodo di Les Demoiselles d’Avignon —, l’artista ci propone un viaggio immaginario nella storiografia artistica. Fructuoso riesce a manipolare con maestria il funzionamento della memoria, i processi di costruzione della narrazione assieme ai contemporanei strumenti mediali.
Lo studio di Miguel Fructuoso Real Academia España Roma, Courtesy of the artist
Così, tanto per Clavarino quanto per Fructuoso, l’immaginazione e la sperimentazione dilatano il reale nella comune consapevolezza che ogni elemento può diventare significativo e potenzialmente trasformabile, interrogandosi sul valore della forma impressa o scritta ma pur sempre distillata e tramandata attraverso ulteriori passaggi, consapevoli che, anche in una città come Roma, tale distinzione non è mai netta, ma può talvolta rivelarsi , in qualche misura, manipolabile.
Editato da Marianna Reggiani