EDICOLA480 – Gabriele La Torre


Gabriele La Torre, I secondi soldati, olio su tela, 100×85 cm, 2026
L’opera lavora su uno scarto percettivo estremamente efficace: ciò che riconosciamo immediatamente come gioco – le figurine di plastica, le pose stereotipate, la scala ridotta – viene trasposto in una dimensione pittorica che ne altera radicalmente il senso.
La scena non è propriamente ludica, ma satura di una violenza sospesa, quasi sedimentata nella superficie stessa del colore. Il fondo arancione, caldo e apparentemente innaturale, non restituisce un paesaggio ma uno stato: è terra, fuoco, memoria compressa. Su questo campo si dispongono i soldatini, alcuni ancora in posizione d’azione, altri già caduti, come in una coreografia congelata. I contorni non sono mai del tutto fissati, alcune sembrano dissolversi o emergere appena, come se fossero ricordi inafferrabili. La ripetizione seriale tipica del giocattolo si trasforma qui in una riflessione sulla standardizzazione della guerra, sulla sua riproducibilità e banalizzazione, ovvero il modo in cui viene appresa, miniaturizzata, resa innocua.
Il lavoro si carica di una tensione autobiografica che ne amplifica la portata. Il passaggio dalla conoscenza mediata al gioco infantile, e poi di nuovo alla pittura, costruisce un cortocircuito: ciò che educa simbolicamente alla violenza viene interiorizzato e restituito come immagine. L’opera mantiene una qualità volutamente instabile, il confine tra finzione e realtà indaga storia, cultura e politica, sia passata che contemporanea. Le figure non sono più oggetti, ma doppi, residui, fantasmi di un’esperienza che non può essere completamente elaborata, una memoria che oscilla tra gioco e trauma.
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Gabriele La Torre è nato a Palermo nel 2003, dove vive, lavora e frequenta l’Accademia di Belle Arti, con specializzazione in arti visive, prediligendo la pittura, il disegno e la fotografia. Ha partecipato a mostre collettive nella sua città e nel territorio siculo, con collaborazioni anche tra Milano e Torino.
La sua ricerca pittorica si fonda sull’idea di gioco come atto originario e necessario alla rappresentazione artistica. Il gioco inteso come spazio di libertà assoluta, in cui le regole non vengono negate bensì reinventate. L’artista riconosce la possibilità più autentica del fare pittorico: un luogo in cui l’immaginazione opera senza costrizioni e l’opera nasce da un equilibrio fragile tra intenzione e abbandono.
Nel disegno emerge il valore del gesto incontrollato, quello che la mano conserva come memoria profonda. Legato alla tradizione e cultura siciliana, a cui romanticizza e sottintende visioni globali e contemporanee, l’immaginario del pittore si immola nel colore acceso e brillante, che vive nel contrasto, tra armonie pacificate e tensioni vitali. Tale croma – in cui il tratto accade – diventa così espressione di una energia pittorica che non vuole spiegare ma evocare.
Il tratto per La Torre è la chiave che unisce gesto, colore e forma, restituendo all’arte il suo carattere più profondo: quello di un atto necessario, libero e radicalmente umano, in cui la figura emerge in speculazione e paradosso, controllo e provocazione, incertezze e libertà, gioco e serietà.
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Nata dall’idea del curatore e direttore artistico Massimiliano Bastardo e sviluppato e prodotto dall’associazione culturale 480 Site Specific, EDICOLA480 è il primo spazio a Napoli interamente dedicato all’esposizione di un’unica opera per volta. Ogni intervento ha una durata di 30/40 giorni e si fonda su un principio chiaro: la sottrazione come forma di valorizzazione. L’opera non viene accompagnata da apparati ridondanti, non è spiegata, non è inserita in un insieme: è lasciata sola, esposta, collocata in uno spazio che ne concentra l’energia e ne amplifica la presenza. Questo formato minimo e radicale nasce dall’esigenza di creare una condizione di visione intensificata in un ecosistema culturale sempre più sovraccarico di immagini, presenze e informazioni. EDICOLA480 propone una decelerazione dello sguardo, un tempo sospeso in cui la fruizione si trasforma in un’esperienza dilatata e stratificata. La scelta di un’unica opera non limita ma al contrario apre: rende possibile un contatto più diretto, intimo e consapevole con la ricerca degli artisti emergenti e mid-career invitati a partecipare. Collocato nel quartiere Chiaia, cuore nevralgico dell’arte contemporanea a Napoli, lo spazio raccoglie e rielabora in chiave attuale esperienze storiche come “Pièce Unique” ideato da Lucio Amelio a Parigi, che già alla fine degli anni Ottanta metteva al centro il singolo lavoro come atto espositivo radicale. In questa continuità ideale, EDICOLA480 si presenta come un dispositivo sperimentale e indipendente, si colloca in Via San Pasquale, ove un tempo c’era un’edicola simbolo affettivo per molti napoletani. Nel cambio di paradigma resterà la stessa anima: anche l’arte come il giornale racconta storie e cambiamenti. Il progetto è frutto di una collaborazione tra direzione artistica e progettualità associativa, che insieme condividono la stessa missione: promuovere e valorizzare l’arte contemporanea attraverso un formato unico, minimo e necessario.