The Italian Art Guide

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Distruggere senza far rumore

Dobrosława Nowak in conversazione con Marco Rossi

Dobrosława Nowak  |  27/10/2026  |  Ascolta la versione estesa di questa intervista sul nostro account Spotify.

Inarrestabile nella sua dedizione alla ricerca, l’artista bergamasco Marco Rossi è il primo protagonista delle conversazioni che The Italian Art Guide inaugura sul suo nuovo canale Spotify. La versione estesa della conversazione è disponibile in formato audio, mentre una versione scritta più breve può essere letta sotto. La conversazione audio è in italiano.

Dobrosława Nowak: Ci incontriamo in un momento in cui la forma delle tue creazioni sta subendo un’interessante trasformazione: dopo diverse esperienze nella pittura e nel disegno, e così varie da guadagnarti il nome di “pittore punk” 1, sembri vagabondare sempre più verso la scultura con la tua nuova serie Giocattoli. Cosa accade alla linea con la quale hai lavorato per tanti anni quando, all’improvviso, acquisisce volume, peso e gravità?

Marco Rossi: In realtà questi Giocattoli li sto assemblando da diversi anni, partendo da scarti di tele, telai e oggetti che trovo nel quotidiano, ma li ho sempre considerati come un divertissement a cui non ho dato troppo peso. Ultimamente però mi sono accorto che il numero di queste piccole sculture diventava sempre più consistente e alla fine è diventato un corpo di lavori più strutturato con una sua identità.

Marco Rossi, scultura Tricipede dalla serie Giocattoli, 2026

D.N.: Il tuo lavoro si è spesso confrontato con corpi che sembrano trasformarsi o dissolversi. A volte si immergono nelle acque o spariscono nello spazio cosmico, altre volte appaiono interi ma fortemente distorti. Perché il corpo continua a tornare nel tuo lavoro e perché in questa maniera? Ti interessa il corpo più come immagine o come condizione psicologica?

M.R.: Entrambe le cose: il corpo per me è una scusa per indagare il segno, il gesto e il rapporto tra pieni e vuoti del foglio. Cerco di stare nella linea di confine per non scadere, da una parte, nell’informale e, dall’altra, nell’illustrazione; in questa tensione emerge sicuramente anche un aspetto psicologico e se vuoi drammatico che pervade la mia ricerca.

D.N.: Le tue opere sono spesso grezze, lontane dall’estetizzazione, e in questo senso libere, coraggiose. Che tipo di rapporto vuoi che lo spettatore instauri con la fisicità dell’opera: intimità, disagio, attrazione, distanza? E cosa ti spaventa di più: creare qualcosa che nessuno capisce o creare qualcosa che tutti capiscono immediatamente?

M.R.: Non mi pongo questa domanda. Nasce tutto da un’esigenza personale. La reazione davanti ad un’opera dipende in gran parte da chi la osserva. Da quali sono le sue esperienze personali e da cosa cerca in quel momento.

Marco Rossi, quaderno Waiting For Superman, 2023

D.N.: Dopo gli studi in Pittura all’Accademia di Brera e una decina di anni trascorsi a Milano, hai deciso di proseguire il tuo sviluppo artistico fuori dalla metropoli e di vivere a Romano di Lombardia. Cosa ti ha portato a prendere questa decisione? Hai un’opinione generale sulla vita in città rispetto a quella fuori città per un artista? Cosa hai dovuto disimparare della tua formazione accademica?

M.R.: La città ti dà sicuramente il vantaggio di poter coltivare molti più contatti e di avere più pubbliche relazioni. Lo svantaggio è che puoi distrarti più facilmente e che i costi per uno studio sono 5 volte più alti! Per quanto riguarda la mia formazione in Accademia non ho dovuto disimparare niente, anzi! Semplicemente, come dicevo in precedenza, quando mi accorgo che il mio disegno diventa troppo “illustrativo” cerco di negare la tecnica per privilegiare l’aspetto più emotivo e istintivo, che è quello che mi interessa di più.

D.N.: Quando Alex Urso ti chiede nell’intervista per Artribune1, pubblicata a gennaio 2026, se secondo te l’arte è ancora uno strumento di “risveglio” della coscienza collettiva, rispondi che, tra gli altri punti, “riguarda la capacità delle opere di creare rotture nel modo in cui percepiamo il mondo”. Vorresti raccontarci di più su questa idea?

M.R.: In quel caso la domanda credo riguardasse il ruolo “sociale” dell’artista, ma posso ribadire questa affermazione: tutte le più grandi opere d’arte dei grandi artisti hanno avuto la capacità di creare una rottura con la percezione quotidiana e darci una lettura da un altro punto di vista rispetto a ciò che ci circonda.

Marco Rossi, Senza Titolo III dalla serie THE SQUARE PROJECT

D.N.: In Italia vediamo alcuni esempi di vetrine che presentano l’arte in modi e con finalità diverse: a Roma c’è la famosa “Una Vetrina” in Via del Consolato 12; a Chieri, Torino, orientato più commercialmente, c’è “ECCPROJECTS”, mentre in Lombardia è nato il tuo progetto “Tempo-rari Place” che, in modalità fruibile 24 ore su 24, ha già presentato diversi artisti 2. So che ci sono stati dei cambiamenti dello spazio nel corso del tempo: come si è sviluppata l’idea e come immagini il futuro del progetto? M.R.: È un progetto nato da qualche anno che ha lo scopo di entrare in contatto con artisti che hanno un lavoro che mi interessa e mi incuriosisce da qualsiasi punto di vista. Dopo 4 anni intensi ho dovuto fermarmi perché lo spazio dove era sito “Tempo-rari” è stato venduto. Mi sono riorganizzato in una piccola nicchia con un’anima più “Street”. Mi sto dando anche più tempo tra un artista e l’altro perché nel mentre è nato mio figlio e ho appena traslocato. Tornerò comunque a breve!

Editato in italiano da Marianna Reggiani

Bibliografia:

1 Alex Urso, “Provincia Cosmica. Intervista all’artista che ha aperto una vetrina d’arte nella bergamasca,” Artribune, 3 gennaio 2026. https://www.artribune.com/arti-visive/2026/01/intervista-pittore-marco-rossi/

2 Artisti esposti: Giovanni Gaggia, Elena e Alicya Ricciuto, Denis Riva, Angelo Bellobono, Adinda-Putri Palma, Ettore Pinelli