Giuditta Branconi, Cannon Fodder alla Collezione Maramotti
14.04.2026
Le tele traboccano nella mostra Cannon Fodder, prima mostra personale di Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale. Attraverso una pittura basata sull’accumulo di segni e simboli, la giovane artista satura lo spazio, annullando ogni gerarchia tra stili, soggetti, dimensioni. Il riferimento alla “carne da cannone” parla di quei corpi sacrificabili in nome di un sistema più ampio, un sistema violento che schiaccia e sovrasta. Le sue tele allora sovraccaricano, esagerano, rifiutano ogni moderazione.
Partendo da un archivio che coltiva dal 2019 — fogli di giornale, scritte degli striscioni alle manifestazioni, scontrini, messaggi con gli amici — Branconi rigetta sulla tela un bagaglio emotivo quanto politico attraverso una dinamica diaristica, amalgamando riferimenti iconografici di cultura popolare, fonti letterarie, canzoni e messaggistica istantanea.
Il risultato finale è un’estetica ricca, luminosa, positiva, ma la pittrice tiene a precisare come questo sia “un fraintendimento”: la rabbia e il dissenso che muovono la sua pratica hanno infatti reso necessario l’inserimento della parola scritta, in una sorta di lotta intestina tra immaginario fantastico e parola inequivocabile. In questa dicotomia, la tela si lacera, colpita e trafitta ovunque: “carne da cannone”.
Giuditta Branconi, Cannon Fodder, Veduta di mostra/ exhibition view, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, © Giuditta Branconi, Courtesy the artist; L.U.P.O Gallery, Milan, ph. Dario Lasagni
Il titolo della mostra Cannon Fodder (“carne da cannone”) fa riferimento a “corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema più ampio”. L’alta densità dei tuoi dipinti e la loro superficie carica intendono quindi essere una trasposizione di questa sorta di “massacro”. Le tue opere tentano anche di rappresentare una via di fuga, una sorta di terreno in cui trovare sollievo?
Giuditta Branconi: Le mie opere rappresentano quello che vivo e che viviamo, un momento molto violento a livello politico ed economico, non credo si possa sfuggire a questa consapevolezza. Spero non siano di sollievo a nessuno, ma ognuno è libero di provare ciò che vuole quando si trova di fronte un quadro.
Giuditta Branconi, Cannon Fodder, Veduta di mostra/ exhibition view, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, © Giuditta Branconi, Courtesy the artist; L.U.P.O Gallery, Milan, Ph. Dario Lasagni
La scelta di dipingere sia il fronte sia il retro delle tue tele risulta interessante, sembra rappresentare una sorta di sabotaggio della funzione stessa della tela, ovvero quella di essere appesa e rimanere per lo più ferma in uno stesso punto. I tuoi lavori accolgono invece la tridimensionalità, raddoppiando le possibilità espressive e sconfinando almeno in parte nel campo dell’installazione. Per te la pittura può assumere una natura ibrida, senza perdere la propria identità storicamente legata alla bidimensionalità?
Giuditta Branconi: il mio lavoro nasce dalla curiosità, mi piace cambiare tessuto, pigmenti, colori, e la tecnica di dipingere sia sul fronte che sul retro aumenta le possibilità espressive. Per quanto riguarda la natura ibrida della pittura, credo che storicamente l’identità della pittura sia proprio quella di sfidare la bidimensionalità: c’è chi lo ha fatto con la prospettiva, con il trompe-oeil, chi con l’affresco o con una pittura materica e quindi più scultorea, chi, infine, con l’installazione, ma le vie sono infinite, credo.
Giuditta Branconi, Se seguissi le molliche di pane (non torneresti qui mai più) / If you followed the breadcrumbs (you’d never get back here (dettaglio/detail), 2026, olio su lino, struttura di legno / oil on linen, wooden structure, © Giuditta Branconi, Courtesy the artist; L.U.P.O Gallery, Milan, Ph. Dario Lasagni
Nei tuoi lavori è presente un’estetica che richiama il linguaggio medievale; in particolare, mi fa pensare ai manoscritti redatti dai monaci amanuensi: un accumulo di simboli, scritte, numeri che saturano lo spazio. D’altro lato, questo accumulo sfrenato sfida le gerarchie che invece sono presenti nei manoscritti e, più in generale, i prodotti cartacei destinati alla lettura: tutto forma un unico corpo, un unico spazio riempito di segni. Dalla tela alla realtà, il suo lavoro si configura come una sfida alle gerarchie di potere
Giuditta Branconi: Non credo di essere una voce così autorevole da sfidare le gerarchie di potere.
sinistra: Giuditta Branconi, Mi ricordavo più felice di così / I remembered being happier than this, 2025, olio su lino / oil on linen, © Giuditta Branconi, Courtesy the artist; L.U.P.O Gallery, Milan, Ph. Dario Lasagni / destra: Ritratto di Giuditta Branconi / Portrait of Giuditta Branconi, Ph. Pietro Cisani
Dettagli della mostra:
Cannon Fodder
Giuditta Branconi
Collezione Maramotti, via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Visitabile fino al 26 luglio 2026