Guglielmo Maggini in dialogo con Lorenzo Ilari
11.02.2026
Lo scorso sabato, ad ArteFiera, presso lo stand della galleria z2o Sara Zanin, ho avuto il gran piacere di intervistare Guglielmo Maggini, vincitore del Talent Prize 2025, con la sua opera: Titano Mio.
Guglielmo Maggini in dialogo con Lorenzo Ilari, Arte Fiera, Bologna, 2026;
Lorenzo Ilari: Nei tuoi lavori i materiali sembrano spesso attraversare uno stato instabile, come se fossero sul punto di cambiare forma o collassare. Ti interessa più l’oggetto finito o il momento di tensione in cui la materia “non è ancora” qualcosa di definito?
Guglielmo Maggini: Nel mio processo creativo la mia volontà incontra quella della materia, e quindi nel desiderio di portare la ceramica ad una dimensione ambientale, spaziale ed installativa, l’incontro con lo spazio, e quindi il processo creativo risente molto di quello che è questo dialogo. Quindi più che nell’oggetto, è in questo viaggio che si crea e si instaura un rapporto intimo con il medium.
Usi materiali che reagiscono, assorbono, ricordano — come il memory foam o i polimeri.
Si, trattengono la memoria del gesto e dell’azione. Io lavoro e tendo a portare in dialogo l’argilla ed i polimeri plastici. Quindi questo incontro/scontro che c’è tra due mondi, da una parte quello organico delle argille e dall’altra quello chimico delle plastiche, rimanda a mondi diversi. Quello della ceramica è madre, dall’altra parte il mondo delle resine, i polimeri, le mie produzioni in memory foam, che sono produzioni della quotidianità, come il cuscino, sono porose, assorbono e prendono tutta una parte — mi piace pensare — dell’inconscio.
Gugliermo Maggini, Forget Me Not, ceramica smaltata e resina, 2026
Quanto conta per te l’idea che un’opera possa trattenere un’esperienza, quasi come fa un corpo?
Come ti ho appena detto, trovo che sia molto importante e sento molto vivo il rapporto che c’è tra la restituzione della memoria ed in un certo senso di un lapsus che tradisce poi la volontà conscia e permette, in un senso di medium, di mettere in relazione me, capirmi e trovare nuove soluzioni ambientali del lavoro.
Nel tuo lavoro convivono gesti molto fisici e una forte componente mentale, quasi emotiva. Parti più spesso da un’immagine, da una sensazione o da un problema da risolvere?
Non lo vivo come un problema, ma come un’opportunità per mettermi alla prova, capirmi, capire che cosa sto cercando. Spesso in un senso molto istintivo, gestuale. Credo che l’azione arrivi prima del pensiero quindi il mio lavoro è spesso una decodificazione su cui poi la materia lascia un’impronta. È come nei sogni: prima li facciamo e poi li interpretiamo. E questo vale per tutto il lavoro ed il mio approccio con la materia ed il modellato.
Gugliermo Maggini, Stairing, Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, ph credit Francesco Bondi
Guardando il tuo percorso fino a oggi: senti che il tuo lavoro sta diventando più controllato o più aperto all’imprevisto?
Cerco di non ripetermi quindi provo a controllare quell’aspetto che spesso — e qui siamo nel giusto contesto per questo — contribuiamo a creare, un’immagine precostituita del nostro lavoro, che poi ha a che fare con la riconoscibilità, la vendita ed il mercato. Cerco di diversificarmi. Quindi più che controllarmi, cerco di mettermi da una prospettiva diversa del lavoro, con le cromie, con le forme, rimetto insieme i pezzi, in senso fisico. Il mio lavoro in fondo è un rimettere insieme i pezzi, riassemblare. Quindi più che controllarlo, è più sistematico, però provo a cambiare ed a stupirmi, altrimenti mi annoierei.
Guglielmo Maggini, Titano mio, opera vincitrice di The Talent Prize 2025, ph credits Giulia Benni
In una fiera come Arte Fiera, dove tutto è rapido e sovraccarico di stimoli, che tipo di relazione vorresti instaurare tra le tue opere e lo sguardo del visitatore?
Spero che prendano alla pancia, creino un momento di sospensione. Spesso come potete vedere in “sezione multipli” con Spazio Giallo o qui soprattutto con Sara Zanin (z2o), spero di creare un campo energetico intorno ai miei lavori e quindi ridare un contesto che spesso l’ambiente “fiera” toglie. Quindi dare un’ambientazione, seppur minima, legata semplicemente alla cassa di trasporto —che è in continuità materica con l’opera—, mi piace poter portare le persone, anche sono per un instante, dentro il mio immaginario.
Guglielmo Maggini, Titano mio, opera vincitrice di The Talent Prize 2025, ph credits Giulia Benni