La Quinta Natura: Catturare la pelle del luogo



A cura di Ilaria Caravaglio
Per Jacqueline Ferrante il luogo non è mai un semplice scenario, ma una materia viva da attraversare, ascoltare e trattenere. La sua ricerca nasce dalla volontà di “catturare la pelle dei luoghi”, restituendone le tracce attraverso il frottage: una pratica che trasferisce sulla superficie del tessuto impronte, asperità, segni e memorie di ciò che incontra.
Per La Quinta Natura, questo processo ha assunto una forma ancora più radicale. Appena rientrata da un lungo periodo negli Stati Uniti, Ferrante ha scelto di vivere e lavorare direttamente sulla scogliera antistante il PIC NIC, trasformando naturalmente la fase di produzione in una vera e propria residenza artistica sugli scogli. Giorno dopo giorno, il paesaggio è diventato studio, materia e interlocutore. Gli incontri con residenti, turisti e persone di passaggio, fermatesi incuriosite davanti al suo lavoro, hanno aggiunto alla permanenza una dimensione di scambio e di confronto, facendo dell’esperienza un esercizio di ascolto tanto umano quanto ambientale.
Il vento, la salsedine sulla pelle, l’odore del mare, il rumore delle onde e la luce che cambia nell’arco della giornata entrano così nel processo creativo. I teli diventano vere e proprie sindoni del paesaggio: superfici sulle quali si depositano le sagome degli scogli, le loro rugosità, le linee che disegnano la costa e quelle che, come una cornice naturale, delimitano lo spazio del PIC NIC.
È soprattutto il colore a raccontare quanto questa immersione nel luogo abbia modificato la ricerca dell’artista. Le consuete tinte naturali del caffè, della terra rossa, delle bucce di cipolla, del primitivo e dei papaveri cedono lo spazio a tonalità intimamente legate al mare: il nero di seppia, il cavolo viola e l’alga spirulina che generano gamme di blu e verdi, le nespole che restituiscono un rosa delicato, quasi sovrapponibile a quello dell’alba o del tramonto osservati dalla scogliera.
L’opera, infine, trova la sua collocazione sulla grande vetrata affacciata sul mare. Qui il frottage non si limita a raccontare il paesaggio: lo attraversa. Arte, architettura e natura si sovrappongono, mentre il mare, oltre la superficie trasparente, diventa parte integrante dell’opera e continua a modificarla con la luce, il tempo e lo sguardo di chi la osserva