THE ITALIAN ART GUIDE

DOWNLOAD THE OFFSEEN APP AND EXPLORE EXHIBITIONS

DOWNLOAD THE OFFSEEN APP AND EXPLORE EXHIBITIONS


Alessandro Gioiello, non c’è pittura senza poesia

19.02.2026

C’è da chiedersi se anche in pittura, così come nella letteratura, esista una forma di licenza poetica che possa rappresentare, ogni qual volta venga utilizzata, l’espressione sensibile di una convinta e necessaria libertà di cambiamento. Così come lo scrittore può trasgredire le norme linguistiche, adottando una sintassi frammentata e arricchita da neologismi, anche l’artista è libero di infrangere le regole della rappresentazione tradizionale, rinunciando alla verosimiglianza e alla prospettiva, per intraprendere una ricerca orientata secondo impulsi opposti, segnati dall’incertezza e da una intensa forza ispiratrice. In pittura, come nella poesia, tale versatilità è certamente in grado di suscitare un maggiore coinvolgimento, poiché l’artista, disponendo di mezzi tecnici più ampi rispetto allo scrittore, ha una maggiore possibilità d’inventiva. Ed è forse proprio in questa occasione che si crea un punto di contatto tra pittura e poesia, quest’ultima da intendere non  come l’esercizio retorico di uno slancio declamatorio, bensì come pratica originaria del poiein, un fare che coincide con il produrre e con il cercare. Alessandro Gioiello (Savigliano, Cuneo, 1982), formatosi all’Accademia di Belle Arti di Torino, ha sviluppato un rapporto davvero complesso con la pittura, sospeso tra l’ispirazione e una forma di docile resistenza che lo ha condotto ad avvicinarsi nuovamente a questa tecnica dopo dieci anni di studi.

Alessandro Gioiello, Fiori di luna, 2023, olio su lino, 21×25 cm, Courtesy dell’artista

Prima di lavorare con colori a olio su tela l’artista ha sperimentato varie fasi di approfondimento e ricerca, durante le quali, proprio per la licenza poetica di cui si parlava prima, ha gestito in libertà nuove tecniche che gli hanno permesso di esplorare  materiali. Sebbene sia giusto non aderire rigidamente a una suddivisione in periodi delle opere di un artista, per  Gioiello la pittura rappresenta una lieta scoperta che coincide con l’apertura di una nuova fase di ricerca. Dapprima la tecnica prevedeva l’uso della lana polverizzata su tele di velcro con cui l’artista ricostruiva dettagli tratti da scene della storia dell’arte del Quattrocento e del Cinquecento. Questi lavori propedeutici lo hanno condotto a lavorare la tela con acume e lentezza, concentrandosi solo su particolari tagli visivi, tali da conferire alle opere la percezione di una materia sospesa e polverosa. 

Alessandro Gioiello, Fiori in posa, 2022, olio su lino, 25×21 cm, Courtesy dell’artista

Ed è proprio questa sensazione tattile che ha condotto Gioiello a lavorare il colore a olio come piccole fiammelle e sottili fibrille, le quali, invece di definire il soggetto, lo lasciano libero, senza contorni, in apparente movimento sui tessuti di lino e cotone di modeste dimensioni. Con uno sguardo attento a ciò che lo circonda, nella semplicità dei soggetti raffigurati, quali un vaso di fiori, una finestra, un paesaggio lunare o un luogo erboso, Gioiello tende a disintegrare i tratti, creando una sfocatura visiva e percettiva che svela un particolare senso di familiare intimità anche nelle cose più comuni.

Lo studio di Alessandro Gioiello a Racconigi, Cuneo, gennaio 2026

Le tele più recenti sono il frutto di  pensieri e memorie legate agli oggetti che occupano il suo studio, come volumi di storia dell’arte o semplicemente tubetti di colore a olio. Sono immagini ideate con buona dose di riflessione, in quanto, abbandonandosi all’introspezione, l’artista riscopre idee già in memoria, non tanto come semplici citazioni, bensì come una viva riemersione di ricordi. Un simile approccio caratterizza anche la pittrice inglese Winifred Nicholson (Oxford, Inghilterra 1893 – Carlisle, Cumbria, Inghilterra 1981), la cui pittura, sebbene sia formalmente diversa da quello di Gioiello, ha in comune l’affezione verso pochi temi. Dipingendo mazzi di fiori sul davanzale, osservati nel loro lento mutare con il passare del tempo, Nicholson mette in luce una pratica fondata sul rapporto duraturo con l’oggetto, riproposto in una serie di variazioni successive.

Lo studio di Alessandro Gioiello a Racconigi, Cuneo, gennaio 2026 / Alessandro Gioiello, Dancing with myself, 2025, olio su cotone, 12×10 cm, Courtesy dell’artista

Allo stesso modo, Gioiello affronta il soggetto con una calma distaccata e cristallina, preservando un lirismo sottile, come se l’opera fosse originata da una lettura ai margini di una poesia. Per queste ragioni per l’artista il rapporto con la realtà cessa di essere un riferimento di somiglianza e, spezzando questo vincolo, emerge un’asciutta semplicità, che trasforma il dato reale in una costruzione appena verosimile, attraverso un codice pittorico basato su pochi toni che variano tra i beige neutri, dai caldi ai freddi. Questa estrema riduzione ci induce a domandarci da dove abbia origine questa pittura, in quanto sembra derivare da una dimensione che si muove secondo i propri ritmi e, pur mantenendo un vivo rapporto con il reale, offre un senso di sospensione rispetto all’immagine. Lo studio di Alessandro Gioiello evoca tutte queste sensazioni e si colloca su quella linea che unisce in modo continuo la pittura al luogo in cui è stata concepita. L’atelier, situato a Racconigi in provincia di Cuneo, ha una superficie di circa 30 mq ed è illuminato da ampie finestre che lasciano filtrare la luce naturale.

Lo studio di Alessandro Gioiello a Racconigi, Cuneo, gennaio 2026

Gli spazi trasmettono una pacata immobilità, instaurando un dialogo delicato tra la quiete dell’ambiente e ciò che  figurano i dipinti. Benché gli spazi siano ampi, Gioiello predilige lavorare su tele di piccole dimensioni, e proprio da queste emerge chiaramente il suo rapporto con la pittura: un confronto con la concentrazione pacata che caratterizza lo studio, seguito da un’intensa fase di valutazione. Pertanto ogni opera è uno stimolo a chiedersi quale sia stato il processo mentale che lo abbia condotto a scegliere quel determinato oggetto. Trattandosi di una ricerca che nasce da un’idea manifesta dopo una lunga riflessione, la figura aleggia sulla tela proprio come nell’immaginazione dell’artista, ed  emerge come se fosse la somma di innumerevoli pensieri precedenti, levigata dallo scorrere del tempo, compattata dal peso dei ricordi e incrinata dai dubbi e dalle incertezze. Eppure, sono proprio questi elementi a rivelarsi fondamentali per la pratica di  Gioiello, in quanto nessuna opera nasce istantaneamente e nemmeno senza esitazioni e ripensamenti. 

Lo studio di Alessandro Gioiello a Racconigi, Cuneo, gennaio 2026

Ed è probabilmente questo rapporto profondamente riflessivo con la vita e con la pittura a  motivare la lunga fase di maturazione di molti dipinti, nei quali emerge una corrente sotterranea capace di conservare immutabili le relazioni invisibili tra i singoli soggetti. Questi possono assumere la forma di conchiglie, composizioni vegetali o paesaggi, oppure quella di un mazzo di fiori sospeso, non saldo alla terra ma affidato all’aria, privo di gravità, come se fosse dotato di una forza impalpabile mantenuta in vita dalla sola luce. 

Alessandro Gioiello, Luce da est, 2025, olio su lino, 34×28 cm, Courtesy dell’artista / Alessandro Gioiello, Adorazione di Cecilia, 2022, olio su lino, 34×28 cm, Courtesy dell’artista

Maria Vittoria Pinotti in conversazione con Alessandro Gioiello

Maria Vittoria Pinotti: Come hai organizzato lo spazio del tuo studio? 

Alessandro Gioiello: Lo studio in cui sto lavorando ora è parte della mia abitazione. Lo spazio è organizzato in maniera piuttosto funzionale, direi. Ho un tavolo da lavoro con il piano ribaltabile che, al bisogno, utilizzo come cavalletto; un carrello con la tavolozza e i colori; intorno, piccoli oggetti sparsi che potrebbero diventare il soggetto dei miei lavori. Parte dei cataloghi e libri d’arte che posseggo sono qui raccolti per poter essere sfogliati quando ho bisogno di conforto. Ci sono poi diverse piante disseminate nella stanza: mi danno tranquillità. Ho bisogno di avere intorno poche cose, scelte, e che non soffochino il mio campo visivo.

Ho poi un secondo studio, in cui lavoro principalmente d’estate, più spazioso, sgombro, dove ho solamente un cavalletto e le pareti libere sulle quali poter appendere i lavori man mano che vengono terminati.

Come si svolge una giornata di lavoro, che tempo ha la tua pittura? 

Ultimamente le mie giornate di lavoro sono, per così dire, frazionate, per via dell’insegnamento, ma il sabato, la domenica e nei pomeriggi liberi cerco di lavorare il più possibile.

Se ho l’intera giornata a disposizione inizio subito dopo la colazione perché mi piace sentirmi immerso nella luce naturale per dipingere; dopo anni di studio in uno spazio seminterrato, illuminato solamente con luci a neon, mi sembra di possedere una fortuna enorme. 

Mi siedo davanti alla tela e osservo. Quando trovo il colore che mi interessa, agisco velocemente e mi allontano a guardare. Sono più lunghi i momenti di inazione rispetto a quelli di lavoro effettivo. Raramente finisco un lavoro in una sola giornata. Inizio più lavori insieme e li lascio decantare per giorni prima di terminarli.

Esistono alcuni aspetti del tuo studio che influenzano la tua ricerca? 

La luce che inonda lo studio (la larga facciata dell’edificio che ho di fronte ne amplifica l’intensità) è sicuramente un elemento di stimolo, àncora per la mia pratica. 

Ho poi bisogno di un certo ordine intorno a me, di silenzio e raccoglimento. 

Alessandro Gioiello, Pop corn flowers, 2022, olio su lino, 23×27 cm, Courtesy dell’artista

Editato da Marianna Reggiani